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PROLUSIONE
al Gesuita Zucchi di Parma il pensiero di adoperare glispecchi concavi di metallo in luogo degli obbiettivi di ve-tro, onde conseguire col mezzo della riflessione i medesimieffetti della refrazione. Dopo replicati frustranei tentativigli venne fatto alla fine di aver uno di questi specchi suf-ficientemente condotto. Lo converse agli oggetti terrestrie celesti, ed ottenne coll’esperienza il risultato indicatoglidalla ragione. Questo ingegnoso ritrovamento rimase perlo spazio di cinquanta e più anni negletto. Lo fece all’ul-timo ritornare nella mente degli eruditi il celebre telesco-pio di riflessione costruito dal Newton nel 1672: ed eccoun’altra maravigliosa invenzione che, nata umilmente nel-l’oscura e taciturna cella di un.frate, non ha trovato chila contempli ( 1 ). Io non so dire con quanta giustizia ellasia stata cancellala dalla lista delle scoperte italiane. So beneche la riputazione de’padri fa spesse volte quella de’figli,e che una bella gemma nel dito ad un povero non acquistamai pregio nell’ opinione siccome in quello d’ un ricco.
E lungo assai è il catalogo delle scoperte per noi gettatealla strada, e accortamente raccolte o fortuitamente venutenelle mani dello straniero: il quale con pazienza educandolee purgandole d’ogni macchia, le ha fatte suo acquisto legit-timo. Nè poche son quelle che, mutato 1 ’ abito semplice,con che salutarono questo cielo, levano adesso di sè grangrido fuori di patria in abito splendido e meretricio. Emolte pur ne ravviso che, involate in pieno meriggio,vengono, come parti legittimi, presentate dai ladroncelliall’ applauso del pubblico ed al premio delle Accademie.Che più? Ve n’ha talune per noi già vecchie, ma del tuttonovissime e vergini per lo straniero: del qual numeropiacciavi ch’io ne accenni una sola tutta recente e di ap-parato singolarissimo.
(t) Questo aneddoto viene diffusamente riferito nell’. Ottica delloSmith colle stesse parole del P. Zucchi; cd io ne debbo la cognizioneall’insigne sperimentatore, c mio carissimo amico» il professore Stra-tico, che divide meco il rammarico di vedere sì inai servati dagl’ita-liani i monumenti della vera c. precipua nostra gloria.