232
PROLUSIONE
la fama che n’emerge, non sono cose sì vili da lasciarsenelibera ed impunita la depredazione. La perdita de’ figliuoli( sciamava il gran Galileo, vendicando a sè l’invenzione delcompasso geometrico con tanta impudenza usurpatagli daBaldassare Capra), la perdita de’figliuoli, delle sostanze,della vita medesima non pareggia la perdita della gloriache scaturisce dal nostro ingegno } perciocché la procrea-zione de’ figli è un vantaggio comune all’ uomo col bruto,le sostanze sono acquisto fortuito o lucro d’industria, laquale può risarcire il perduto, e lo spoglio della vita cipriva del poterci noi più nè di questa nè di altra perditalamentare. Solamente, dic’egli, in estremo grado di doloreci riduce colui , che deW onore , della fama , della meritatagloria, bene non ereditato nè dalla sorte nè dal caso , madai nostri studii, dalle proprie fatiche, dalle lunghe vigiliecontribuitoci, con false imposture , con fraudolenti inganni,con temerari usurpamenti ci spoglia. Questo vivo e dolorosoparlare ne fa chiari abbastanza , che quei sapienti, a cuiinvolansi dopo morte i frutti delle penose loro meditazioni,ove fossero vivi, ben altro farebbero che tacersi. Ma coloro,che ne hanno ereditata la gloria debbono ricordarsi d’a-ver accettata con tutti i pesi e doveri eredità così sacra,della quale si dichiarano decaduti, tollerandone vitupero-samente il saccheggio. Dirò di più. La conservazione diquesta gloria non è ella forse un sommo interesse politicoe l’ornamento e l’orgoglio più ragionato delle nazioni? Ese quelle danno tant’opera ad aumentarla, che, potenti dicommercio e di armi, nè di lettere, nè di arti abbisognanoonde procacciarsi riverenza e rispetto, che non dovrà eglifare quel popolo, cui nè forze marittime, nè commercialistabilimenti, nè formidabili eserciti nè unità nazionale ponnorendere rispettato? Scaduti pur troppo dall’ antica nostragrandezza e dalla speranza di ritornare nel nostro posto, e,riabbracciandoci tutti di nuovo in una sola famiglia, consolarele ombre de’noslri padri, che altro più ne rimane che l’emen-dare col valor dei talenti le ingiustizie della fortuna? E