PROLUSIONE
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questo il potremmo noi bene} chè la fortuna ci ha traditi,non la natura. Nessuna gente tl’ Europa ha trovato impe-dimenti tanti alle scienze come l’Italia (i)} e nessun’altra
(i) Il povero Galileo, pochi anni prima della sua morte, inviandoal conte di Noailles i suoi Dialoghi intorno ai movimenti locali, diceche, confuso e sbigottito dui disastri accadutigli, aveva seco medesimo de-terminato di non pubblicare mai piu alcuna delle sue fatiche 2 ma cheperò faceva pensiero, onde non del tutto restassero sepolte* di lasciarnecopia manoscritta in luogo cospicuo j soggiungendo che apparecchiavasidi mandarne esemplari in diverse parti d’Europa , e forse anche ( pon-dera queste parole) e forse anche in qualche luogo d* Italia . Sapeva benegli lo sventurato filosofo che in Italia a quei tempi la verità correvaestremi pericoli. Più forte si manifesta nel Dialogo quarto la sua pau-ra, ove accenna un grande suo ritrovato astronomico, ma non si attentadi rivelarlo. Ragionando dei movimenti celesti, ecco ciò eh’ei fa direall’interlocutore Sagredo: Mi pare che avendo noi per le dottrine astro-nomiche assai competente notizia delle grandezze degli orbi ^ e dei pianeti^e delle distanze loro dal centro 9 intorno ai quale si raggiranocome an-cora delle loro velocità * possa il nostro autore (Galileo) aver talvolta persua curiosità avuto* pensiero di andare investigando* se sì potesse assegnareuna determinata sublimità* dalla quale partendosi come da stato di quietei corpi de*'pianeti* e mossisi per certi spazii di moto retto e naturalmenteaccelerato * convertendo poi la velocità acquistata in moti equabili * sitrovassero corrispondere alle grandezze degli orbi loro * e ai tempi delleloro revoluzioni. Su questo problema ecco la risposta che il Galileo faa sé stesso per bocca dell’altro interlocutore Salviati : Mi par sovvenireeh?egli già mi dicesse aver una volta fatto il computo* ed anco trovatoloassai acconciamente rispondere alle osservazioni , ma non averne volutoparlare (udite ino la ragione) * giudicando che le troppe novità da luiscoperte* che lo sdegno di molti gli hanno provocato* non accendesseronuove scintille. 0 io m’inganno, 0 in questo ambito di parole si na-sconde un importante segreto d’astronomia; del quale non si arrischian-do, nè potendo egli dare la chiave senza disturbare di nuovo dal suoriposo la terra, non è maraviglia se la paura di rivedere la terza voltala prigione lo strinse a tacere, contento solamente di aggiungere, chese alcuno avrà simile desulerio ( quello cioè di scoprire la verità ch’eglitace), potrà per sè stesso colla dottrina del presente trattato soddisfare alsuo gusto. Secondo il mio corto vedere, queste parole del Galileo vannodirettamente a ferire sopra due belle scoperte consumate assai dopo : laprima, che le cagioni e le leggi del moto e dei pianeti si potevano de-terminare coi calcoli geometrici ; la seconda, molto più luminosa, che ladottrina del presente trattato , quella, cioè, dei proietti, poteva e dovevaapplicarsi ai movimenti dei corpi celesti. E così appunto fu fatto dalgran Newtono, il quale, colle leggi del Keplero da una parte, e la teo-ria de’proictti dall’altra, si accinse alla risoluzione del problema, e fc-
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