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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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PI1GLUSI0NE

le ha sì ristorate come l’Italia : e i suoi beneficj sarebberoancora più palesi e confessi, se l’indolente avesse saputotener registro di credito e cautelarsi contea gl’ingrati.

Questa amara considerazione sulla troppa nostra spensie-ratezza nel custodire le cose nostre mi crea nel capo un pensie-ro che volentieri aprirò, perchè tutto si lega col mio soggetto.

Noi possediamo farragine immensa di opere formanti ildeposito del bene e del male , che in materia di scienzesono venuti adunando i vecchi nostri Italiani : tutto pastodi tarli, e paura grandissima di qual si sia più coraggiosoindagatore d’erudizione. Ma in questa grande quisquiliatrovansi mescolate le opere di eminenti intelletti che, for-zati, com’erano, a camminare in cerca del vero per vie nonmai battute ed oscure, abbracciarono molte volte le appa-renze e le nuvole, e furono, direi quasi, gl’ Issioni della fi-losofia ; o se pur giunsero ad afferrare la verità, non laseppero ben vestire e polirla, per il che rimase come ir-reperta; o l’affogarono di grandi ciance, e confusero l’orocolla mondiglia ; ma l’oro vi è pur sempre e massiccio, ilquale, deterso, separato e raccolto in massa, formerebbetesoro. Ove ciò si operasse, lo studioso del vero, che de-sidera di sapere (e torna molto che il sappia) tutto ilpensato sul tale e tal altro punto, soddisfarebbe con pocafatica alla sua lodevole curiosità, imparerebbe donde darecominciamento alle dotte sue indagini; non si porrebbein pericolo di accettare per nuove le cose vecchie, siccomeè intervenuto al Clinico poco fa memorato; scoprirebbe1’ origine, il filo, la progressione delle verità primarie giàconquistate, e vedrebbe più agevolmente la strada di con-dursi alle conseguenti; molte ne scontrerebbe antichissimee tutte nostre che ci tornano da lontani paesi travestite ,calamistrate , e da noi ricompre come merce straniera aprezzo di disonore; ne rinverrebbe assai altre che, rimossala polvere, manderebbero luce maravigliosa, ed altre alle

lieeinente lo sciolse. E la filosofia ringrazi di cuore la Provvidenza d’averposto il Newton in mezzo ad un popolo non macchiato del brutto vizio diarrostir i filosofi invece di confutarli.