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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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ifò LEZIONI d’eloquenza.

rebbe campo vastissimo di ragionare, ov’ io cercassi dibrillare coll’ orazione piuttosto che d’istruire, io nulladi-meno, desideroso qual sono unicamente del vostro bene ,e spinto, ne attesto il cielo, dalla viva e tenera sollecitu-dine di giovarvi, per quanto il comporta la tenuità de’ mieilumi, ai soli ed unici oggetti contemplati nei vostri studiirestringerò tutto il presente discorso mio. E considerandoche quanti qui siete ad udirmi tutti andate compresi inquesta triplice divisione di studio, altri cioè nelle morali,altri nelle fisiche, altri nelle matematiche discipline, io viverrò dimostrando, che qualunque sia tra questi lo scopoa cui vi drizzate, niuno di voi, non eccettuato neppure ilfreddo e rigoroso'calcolatore, niuno può dispensarsi-dalgrande obbligo di bene scegliere e distribuire e abbellirei segni rappresentativi delle sue idee, l’obbligo in sommauniversale e gravissimo del ben parlare.

E a te mi rivolgo primieramente, o giovine consecrato allepure scienze morali, e coll’ espressione d’un padre che in-terroga il suo figliuolo, ti chieggo qual sia la natura e il ca-rattere della morale filosofia che qui ti viene insegnata.Grazie ai progressi della ragione, e alla saggezza di chi siedeal timone della repubblica, sparirono dalle scuole le quisqui-glie scolastiche de’nostri quindici mila moralisti, casisti, de-cretisti. La morale che alza la consolante sua voce da questecattedre, non è cavillosa nè burbera nè circondata di larvee di orride malinconie, ma figlia della natura, e schiettacome la madre, tollerante, generosa, compassionevole, noninsegnatrice di virtù solitarie, frivole, parasite;ma operose,magnanime, cittadine: egli è dolce il vederla restituire al-1’ uomo già degradato la tolta sua dignità, creargli nel cuorel’amor di tutti, qualunque sia la discrepanza delle opinioni,comandargli il rispetto della miseria egualmente che la rive-renza del magistrato, gridare a tutti che tutti da un polo ai-fi altro siamo fratelli, e tutti abbracciando indistintamente,tener d’una mano il capo supremo della repubblica, c del-l’altra lo squallido contadino. Ma questa morale destinata