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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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uio LEZIONI 11’ELOQUENZA

e vanno errati quegli scrittori che , trattando le materiemorali, fanno uso perpetuo di una secca cd arida elocu-zione, e tutto commettono alla forza del sillogismo. Che ilmandar nuda e semplice la ragione al tribunale dell’amorproprio gli è un mandarla affatto in rovina $ nè altrondeche da questa pur troppo frequente negligenza del belloscrivere si hanno a ripetere le infelici, o per lo meno lenon complete fortune di tante opere d’ogni genere profon-damente pensate, ma povere d’eleganza. Della qual veritàdarò tra mille un esempio. Donde viene che la Scienzanuova del Vico , opera maravigliosa, ha sì pochi lettori !Non altronde di certo che dallo stile. La Scienza nuova ècome la montagna di Golconda, irta di scogli e gravida didiamanti. Esaminando il Vico le religioni e i governi e icostumi e le leggi e le opinioni e le lingue dei primi tempidel mondo, e tutte percorrendo l’età degli Dei, degli eroie degli uomini nella storia delle più remote politiche so-cietà , trova quel vasto ingegno i principii d’una nuovagiurisprudenza e di un’etica universale, su cui immaginac statuisce la costituzione di un’ eterna repubblica natu-rale. Se questi ardui pensamenti sparsi della più sublimefilosofia, e di peregrina incredibile erudizione venisseroraccomandati da una lingua più liberale , più tersa , piùfluida, il poeta, l’oratore, l’artista, il legislatore, il filosofonon avrebbero libro per avventura nè più utile nè piùcaro. E chi amasse di chiamar a rivisita le idee genera-trici e profonde delle quali si è fatto saccheggio nelVico, tesserebbe lungo catalogo c nuocerebbe a molte ri-putazioni.

Se il difetto di stile offende tanto gli scritti di quell’al-lissimo pensatore, che diremo di certe opere scaturite dacerte teste inferiori, che uguagliano, se non pur la sorpas-sano, la dura elocuzione del Vico senza essere, siccomelui, creatori ? Se i filosofi di oltramonle si alzano non dirado a maggior grido clic gl’italiani, ciò non è frutto si-curamente della superiorità dei talenti, ma sì della grazia