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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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EPISODIO DI DIOMEDE ED ULISSE 289

J’ un altro gli darà più coraggio ! V’ ha nell’ Iliade parec-chi tratti consimili, ove il carattere di Diomede trionfasopra quello di Achille , e tocca più il cuore per quelsuo cotal misto ammirabile di supremo valore e di su-prema virtù. Questo almeno è ciò che mi sembra. Comun-que siasi, ecco che le parole di Diomede sono tante scin-tille di fuoco sull’ anima di quei guerrieri. Prima nessunoattentavasi di parlare, non che di esporsi all’ impresa, orasorgono a gara per domandarla.

Disse: c molti volean di Diomede Farsi compagni in quel cimento. EntrambiGli Ajaei lo volean, di Marte alunni,

Lo volca Mellone, c di NcstorrcIstantemente lo voleva il figlio.

Giudiziosissimo è quell’ avverbio istantemente applicato aTrasimede figlio di Nestore. Questo giovane aveva uno sti-molo di più per chiedere l’onore di quel pericolo : la pre-senza del padre. Questa avvertenza è sfuggita, come tantealtre, al Cesarotti , il quale non solamente toglie quella ge-nerosa insistenza a Trasimede per darla ad Ulisse , malascia affatto questo giovine valoroso, come se non vifosse. Non gli è sfuggita però la forza di quel volca , che,ripetuto, mostra la prontezza e la gara dei capitani, e pa-lesa ancora, per mio avviso, l’azione personale, mentrepare di vederli tutti farsi innanzi ed insistere, e togliersil’un l’altro le parole di bocca.

Agamennone lascia a Diomede 1’ arbitrio della scelta \e questi nomina Ulisse , non come il più valoroso, macome il più scaltro, trattandosi di un rischio, ove più cheil coraggio doveva valere la scaltrezza ed il senno. Cosìconvenuti i due campioni si dispongono alla partenza, egli altri fanno a gara per secondarli e vestirli di armiconfacenti al bisogno, e tali da non poter essere ricono-sciuti^ e chi fa dono a questo della sua spada, chi ponein testa a quello il suo elmo, e chi una cosa, chi 1’ altra.Così armati e in procinto, Dioincdc ed Ulisse si mettono