Buch 
5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
Seite
296
JPEG-Download
 

LEZIONE TERZA

296

sticri procedere con infinita precauzione. Imperocché il re-gno della poesia si è come quello della natura, nella quale leerbe salutari si confondono colle venefiche, e la luce fatuapiglia spesse volte 1’ imagine della vera. Quindi veggiamonon di rado avvenire, che le giovani fantasie, non ancoracastigate dall’esperienza, abbagliar si lasciano facilmentedall’ apparenza del bello \ c corrotto una volta il giudicio,più non risanano. Per la qual cosa, volendo gettare i fon-damenti d’un solido edilìzio, quello del buon gusto, dacui unicamente possono sperare intatta riputazione le operedell’ ingegno, lasciati da parte gl’ infiniti eserciti di poetiche ci si presentano per maestri, noi ci atterremo per oraa quei pochi che splendono come soli nell’immenso spazioche percorriamo.

E giacché felicemente la provvidenza del Governo ci hafatto dono d’ un abilissimo professore da cui apprenderela celeste lingua de’Greci, a me parrebbe che, come Arato è d’avviso che cominciar si debba da Giove, noi pure fa-remmo ottimamente cominciando da Omero sull’ esempiodi Quintiliano . Se non che miglior dicitore ( 1 ) avendovigià presentato in Omero il pittore delle passioni, io miacquisterei taccia di presuntuoso, ove mi attentassi di trat-tar nuovamente una materia sì ben trattata. Ognuno adun-que di voi, che sia in istato di conoscere originalmentele divine sembianze di quel poeta, in lui si riposi, per-ché Omero , simile all’Oceano da lui chiamato generatoredi tutte le cose, ha dato propriamente egli stesso il nasci-mento a tutte le parti dell’eloquenza. Da lui le dottrine deifilosofi, da lui i concetti degli oratori, da lui pur anche ipensieri che animarono i marmi e le tele di tutti i grandiartisti della Grecia , da lui i consigli della virtù, da lui glistimoli della gloria nei petti più generosi. Perciò con ra-gione Alessandro lo chiamava il viatico delle sue militariespedizioni, nè sapeva dormire senza tenersi sotto il capo

(1) II chiarissimo professore Buttarmi, di cui si parlò nella nota (2)alla pag. 290.