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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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SOCUÀTF.

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Ma ben tosto, prendendovi familiarità, incantava gli ascol-tatori, e, dopo averla gustata, non si sapeva più. farne emeno: per lo che fu poi detto dai sacerdoti, che l’accusa-rono , eh’ egli era stregone e propinatore di filtri alla gio-ventù. Ma udite Alcibiade che la descrive. '

« II suo discorso, dice Alcibiade , non ha veruna rasso-miglianza con quello degli antichi e de’ moderni oratori.Come la sua figura, cosi il suo parlare, non saprei meglioparagonarli, che a quelle imagini di Sileno , le quali, seesteriormente le guardi, paiono di poco valore , ma se at-tentamente ne esamini 1’ armonia delle parti, 1’ eleganzadelle forme e l’evidenza della espressione, vi trovi le piùbelle statue degli Dei. AU’udir Socrate spesse volte parlaredi mulattieri, di tavernieri, di calzolai, o far uso di terminie comparazioni, che basse e volgari ti paiono al primosuono, da principio l’orecchio ne resta offeso, e il suo lin-guaggio ti sembra quello del popolo. Ma appena fai at-tenzione al buon senso che vi si racchiude, vi scopri perentro una divina istruzione e la più bella pittura dellavirtù. Allorché io mi fermava a udire Pericle , o qualchealtro grande oratore, compreso di piacere e di meravigliaio sentiva in me stesso che dilettevole e bello era stato illoro ragionamento. Ma non mai linguaggio mortale mi halasciato nell’anima una sì profonda impressione quanto lesemplici parole di questo satiro seducente. Tutte le voltech’io l’odo, rimango come ammaliato, e mi sento irresisti-bilmente strascinato dove egli vuole. Mi balza il cuore nelpetto , e tutta 1’ anima mia ferita da quel suo dire , comedai morsi acuti di un serpe, si sdegna contro sè stessa, eio mi arrabbio del vedermi ancora sì schiavo del vizio , esì barbaro. Sovente io verso lagrime di dolore, pensandoche la vita eh’ io meno è una vita miserabile , ingloriosa,disonorata. E non sono già il solo che nell’ udirlo piangecome un fanciullo , e s’indispettisce contro sè stesso : maaltri assai si ritrovano nel mio caso medesimo. Egli è ilsolo uomo di questo mondo, dinanzi al quale arrossisco ",