LEZIONE QUINTA
ÒOQ
curo dulia vittoria. Nò lasciava requie al nemico finchenon lo avesse interamente umiliato, e forcato a ritrat-tarsi pubblicamente. Fu così che il Sofista Trasimaco , di-sperato e tutto in sudore, si vide stretto a disdirsi di unaopinione che con molta arroganza aveva preteso di soste-nere} e fu Socrate che in presenza del pubblico fece perla prima volta arrossire quel temerario e insolente decla-matore. Lo stesso si racconta di Callide, che al principiocT una quistione avendo attaccato Socrate con villania, finìcol pregarlo di troncare il discorso , dandosi vinto, e ver-gognandosi di averlo villaneggiato. Se l’ironia non fu nelnostro filosofo tutto dono della natura e delle particolaridisposizioni del suo spirito , ma un risultato ben anchedella riflessione e dell’ abitudine, egli è tanto più da lo-darsi per questa bella invenzione , in quanto che 1’ espe-rienza ha provato che questa è 1’ armo più tagliente edacuta per abbassare 1’ orgoglio degli arroganti. E Socrate vibrava la sua terribile ironia non solamente contro i So-fisti, ma insieme contro tutti coloro che si stimavano saggisenza esserlo , o che negligentavano la parte più preziosadi sè medesimi per occuparsi di frivolezze e di splendidevanità. Cherefonte, un giovinetto Ateniese , intimamentelegato d’ amicizia con Socrate , non sapeva comprenderecome mai 1’ Oracolo delfico avesse dichiarato il più saggiodi tutta Grecia un uomo che ad ogni momento si dicevaconvinto della propria ignoranza e debolezza. Per lo che,desideroso di scoprire il vero senso dell’ oracolo, comin-ciò a frequentare e ad esaminare con attenzione i Sofisti,i demagoglii, gli oratori e i poeti, e vide ben tosto chetutti costoro non erano saggi che d’ apparenza. E allorasi convinse che la saggezza non appartiene che alla Divi-nità, e conobbe che Apollo non per altro aveva dichiaratoSocrate il più saggio di tutli, se non perchè egli stimavadi esserlo meno di tutti.
Nè egli era pago di combattere solamente gli uomini pe-ricolosi , ma eccitava al ben fare anche i più timidi e ne-Mokti. Prose.
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