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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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SOGNATE, LEZIONE QUINTA

misero che al presente non sono. I miei sensi a poco apoco si sposseranno} si ammorzerà la scintilla che dà vi-gore al mio spirito, le mie forze verranno logorate daldolore, dagli stenti, dalle malattie: deplorabile stato, siache mi tocchi di patirne tutti i timori, sia che il languoree l’esaurimento della natura me ne tolga la sensazione do-lorosa. Che se ingiusta sarà, come spero , la mia condan-na, non sopra di me, ma sopra i miei carnefici ne ca-drà la vergogna, perchè nessuna forza mortale può vol-gere in mio disonore l 1 altrui delitto. L’esperienza e l’i-storia mi hanno bastantemente insegnato che nè gli autori,nè gli assentatori dell’ingiustizia passano fra le benedizionidella posterità. Sono fermamente convinto che uomini visaranno, i quali, dopo ancora la mia morte, mi done-ranno un qualche pensiero, una qualche lagrima d’amici-zia , c porteranno de’ miei costumi una sentenza ben di-versa da quella de’ miei assassini. Io spero , sì, fortementespero che i posteri mi faranno la giustizia di dire , cheio sono morto innocente} perocché nulla ho mai commessod’ingiusto, niuno ho mai deviato dalla virtù} e tutto anziho posto il mio studio nel rendere migliori e più felicicoloro co’quali ho vissuto ».

Queste furono , aggiunge qui Senofonte , queste furonole parole, colle quali l’amato nostro maestro si studiò diconsolare gli addolorati discepoli, persuadendoli che lamorte , lungi dal comparirgli terribile, era anzi per essopiù desiderabile che la vita.

Come si presentasse a’ suoi giudici, come rispondessealle accuse, quale ne fosse la prigionia e la morte } noilo vedremo nella seguente lezione a cui desidero presentitutte le anime sensibili ed amiche della virtù sfortunata.