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LEZIONE SESTA
perche alla vigilia del suo giudizio il Sacerdote d’Apolloaveva'coronato la nave sacra, che ogni anno mandavasi ahP isola di Deio in gran pompa e carica di ricchi doni perringraziare quel Dio della conservazione di Teseo e de’suoicompagni. Dal momento che questa nave si coronava sinoa quello del suo ritorno, gli Ateniesi celebravano una festad’espiazione, durante la quale purificavano la città, nèpotevasi versare il sangue de’condannati. La durata diquesta solennità dipendeva da molte variabili circostanze,secondo che i venti ritardavano o favorivano questo sacroviaggio. Ora accadde che questa volta la nave restò tren-ta giorni in cammino, durante il qual tempo Socrate rimase sempre nei ferri} dilazione che per tutt’ altri sa-rebbe stato un terribile prolungamento di angosce, e fuper esso un nuovo benefizio della provvidenza a trionfodella virtù. Perciocché egli ebbe in questo modo occasionedi fortificai’e i suoi amici nella sapienza , e di mostrarea’ suoi contemporanei e a tutta la posterità, che la calma,la pazienza, il coraggio con che sostenne sino alla mortela sua disgrazia non erano per niuna guisa l’effetto d’unamomentanea intrepidezza, nè uno sforzo straordinario difilosofico orgoglio o di vanità, ma bensì provenivano dalquotidiano esercizio della virtù, divenuta in lui abitudine.Consumava egli dunque i preziosi momenti della sua pri-gionia all’istruzione de’suoi amici, che tutte le mattine siadunavano alla punta del giorno nel carcere, e s’intrat-tenevano seco fino al momento che si chiudeva. Nei qualiragionamenti nè una parola, nè un segno gli sfuggì maiche fosse indizio di rammarico, di avvilimento, di scon-tentezza. Egli era talmente signore di sè medesimo e ditutti i suoi movimenti, che uè gli amici nè la moglie nèi figli, oggetti tutti carissimi, poterono mai atterrare laserenità del suo volto, nè sospingerlo al minimo contras-segno di debolezza.
Era naturale che in questo intervallo i suoi discepoli siadoperassero alla salvezza dell’ amato loro maestro. Un