3g4 SULLA DIFFICOLTÀ DI BEN TRADURRE
dal credere che le sentenze di Ennio potessero migliorarsi,vestendole di parole più scelte e più nitide , che ognunoanzi stupivasi della pazienza di Virgilio a ravvolgersi inquello stabbio.
Quanto alle lucreziane, ognuno le aveva per ottime edeleganti, e per tali le si hanno ancora da noi. Ma si prendaMacrobio , e istituiscasi il paragone delle sentenze cheVirgilio ha imitate, e quasi ad verbwn trascritte non pureda Lucrezio e da Ennio, ma da Catullo , da Furio, daPacuvio , da Accio, e da tutti i Latini che il precedettero.Si vedrà apertamente, che nel passare che fecero sullabocca di quel divino poeta, il loro sugo e midollo rimasecertamente lo stesso \ ma col cangiare di poche , e benespesso d 1 una sola parola , perdendo la rancida parte delnativo loro inviluppo, raddoppiarono lo splendore, e rapi-rono e rapiranno mai sempre di maraviglia. Una sentenza,un pensiero , un concetto , un’ idea qualunque siasi, èdunque come la gemma di Golconda e di Visapur, a cuiva tolta la scorza , e applicata la rota, perchè sfolgori,ed avverta subito del suo valore Pocchio di chi la mira(i).Nè parmi sano giudizio il legarla nel ferro, nè il portarlagrezza nel dito , aspettando che il riguardante pigli la
E la sciraia dell'Alfieri ? Per troppo cercare la rapidità dell’ espres-sione leverà ad ambe le mani l’articolo, vi caccerà dentro un bell’!’ col-l’apostrofo, che vorrà dir io, raddoppierà questo pronome per crescereun grado di rabbia all’atto del mordere, e co’denti stretti dirà:
Per dolor amltc mani i’ mi morsi, io;
e le colonne si romperanno dal ridere.
Se questa nota cadrà sotto gli occhi d’un giovine che si eserciti nelladifficilissima arte del ben poetare, vedrà con clic poco si alteri la bel-lezza delle sentenze , e Prcesectum decies castìgabil ad unguem i suoiversi.
Concludo. La trasposizione si adoperi, ma sia spontanea e naturale.11 troppo studiarla ne fa sentire la ricercatezza, e uno stile ricercato èsempre cattivo. Dante ne fa rarissimo uso. Nominativo , verbo, accusa-tivo j ecco il suo solito. E nondimeno qual forza, qual* precisione !
(i) Escludasi da questa regola generale la satira e l’epigramma, nei(juali componimenti V aculeo della sentenza deve pungere di soppiatto.