LA TOOTASI dell’ ILIADE
3 9 5
lente e la trutina per apprezzarla. Odo obbicttarmisi il dettogià divulgato d’ un grande ingegno : pensar li fo. Collafronte per terra rispondo : Il filosofo fa pensare } il poetafa sentire. E l 1 uomo cessa di sentire quando comincia aragionare, diceva profondamente Gian Giacomo.
Dal fin qui detto, ogni nostro scrittore, che ben intendal’indole della sua lingua (di questa lingua che, nata di-vina nella gran mente dell’Alighieri, e poscia educata dacento e dugento altri sommi maestri del buono stile, nonha bisogno nè di puntelli, nè di conati, nè di caricatureond’essere concisa, forte e magnifica, e che, ben maneg-giata da chi ben la conosca e abbondi di gusto, non cedea veruna delle moderne nè di vigore nè di precisione, emille volte le supera di dolcezza, di splendore , di colo-rito , e di maravigliosa flessibilità a tutti i caratteri dellepassioni), ogni Italiano , io dico, che non voglia rendersitraditore della sua lingua, sentirà l’importanza di dare alpensiero la più lucida e libera veste che sia possibile,onde corra spedito, e si apra la via nel santuario dell’ a-nima senza farne strider le porte; intendo dire senza la-cerazione d’orecchi. La lingua italiana (e parlo precipua-mente della poetica) è la Giunone d’Omero. Grandi occhi,forme maestose, incesso regale, e paludamento di porpora.La degraderebbe il velo lascivo di Taide, ma la deturpe-rebbe l’ispido saio di Diogene ; e i nostri padri ci hannolasciata immensa ricchezza di finissime lane per ben ve-stirla. Basta aver tatto, e saperle scegliere; e sempre benesi sceglierà, se la passione verrà dal cuore, non dalla testa.
Applicando questi principii al primo nostro proposito,non dico io già che il verso in questione
L’ira , o Dea, canta del Pclide Achille,
ben lontano dal meritare disprezzo, non abbia anzi in sèstesso e nel suo spartano andamento una certa aria digravità che impone rispetto , considerata la sua perfettacorrispondenza col lesto; e confesso di essere stato forte-