LETTERA
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le scomuniche de ? suoi Gerofanti, quindi sulla piazza delDuomo il pubblico rogo della Bassvilliana coll’Youug dellegislatore Fontana , quindi nuove rotture col Gianni , enuovi interpositori , e nuova riconciliazione (1).
Mi misi dunque il berretto , mi prostrai alla divinitàimberrettata, feci intorno a quell’idolo il mio tripudio; necantai le.sante virtù, divenuto io pure poeta rivo-
luzionario, secondo l’innocente espressione del signor Fi -lebo ; delirai insomma con gli altri, e la mia conversionemi valse il padrocinio c la grazia del Gianni per qualchegiorno. Ed eccoci al terzo periodo della nostra benevo-lenza, periodo tempestoso e il più acerbo della mia vita.
Più mi andava iniziando nei riti repubblicani, più ilmio cuore gemeva. Mi suonavano nell’orecchio i bei nomidi fratellanza e d’ indipendenza , e non vedeva per tuttoche persecuzioni e catene. Il Gianni non viveva che inmezzo dei Gerofanti, e n’ era egli stesso uno de’ più con-vulsi. Quindi la sua amicizia fu per me, lo confesso, malcoltivata. Nondimeno la libertà ch’io portava nel cuore, mipermetteva di esser l’amico del Gianni, tuttoché separatoda’miei principi- Ma quella del Gianni, libertà intollerante,non permetteva a lui di amar Monti, ed egli, fedele allasua divinità, doveva odiarmi, e m’odiava.
Il primo indizio eh’ io m’ ebbi di questi odj risuscitatifu a danno di un egregio mio amico , del cavaliere Dio-nigi Strocchi , noto a tutti per le eleganti sue traduzionidal greco. Lo Strocchi era stato scritto nella lista de’ le-gislatori. Il Gianni- lo seppe, lo calunniò (2), e il nome di
(1) Questa ebbe effetto in campagna sotto gli auspicii di una amabi-lissima donna e dell’ infelice Gianmaria Belmonte , e di altre onestepersone: e il Gianni, rimossa la tavola , pregato di rallegrare eon qual-che improvviso la compagnia, mi cosperse a man piene di tanti fiori dilode, che io mi tenni il più beato uomo del mondo.
(2) Lo Strocchi aveva scritto un piccolo commentario sulla vita delcelebre Cardinale Alessandro Albani benemerito delle belle arti. Il Giannilo accusò d’avere scritto il panegirico dell’Emin. Francesco Albani al-lora vivente. La giustizia del Grand’Uomo, conosciuto 1 ’ inganno, rein-tegrò il calunniato fra i Legislatori supplenti; ma senza effetto per lecabale successive.