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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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sue Giunte, espressamente dichiara che tutto appartiene a

RICCHEZZA DI LINGUA.

Il 36. (Dimenandosi su la panca e sbuffando.) Vadoavanti, Dottore. Laonde smarrite, disonorate, senza valore,e piene d'obbrobrio siamo qui nude , non aventi nè piccolagiubba , nè pannicello , nè manto , nè cappuccio : e perciòdisagiate e bersagliate ora dal raffreddore, or dalla febbre ,andando per la limosina, e dannate a star coi’ragazzi, co’balordi, co’ buffoni, e tutti omiciattoli, che vendon pesce, emigliaccio. Così ciascun uomo ci vitupera, ci pone i piedisul collo, e dal consorzio ci separa de’ Cavalieri , dei Filosofi,degli Astronomi, de’ Grammatici, e da tutte le chiare opered’inchiostro, che ci sbandiscono come parole straniere, zoti-che e di pessimo odore.

Il 46. Compare, tu mi sgorghi periodi da sommergere.Ma non monta. Con la splendida cinosura del nuovo stilesaprò uscirmene a riva felicemente. Scrivi : e tu là, messerIspettore} bada bene non mi scappi parola, che non siadelle cinquantamila. Lande marrite , laldite, disvertudiate,e brobbiose siemo quie gnude, pungo abbiendo de giubelìo ,de pancello, de mantadura, de gattofodero : et pere chestacasgione disasciate , berzate savia dalla fredda, savia dallafrcve. Et andemo ad rimogina livrate ad abcrgare co’petitti,con le guegue, co’giulatri, et onne omezello, che fae mercaan-teria (due a, compare, a mercaanteria , due a) et onneomezello , che fae mercaanteria de pescio , et de gattcfum.De chesta manera gnun on ne aunta primendoci il coglio .e disceverandoci da Cavaler , da Fisosafi , da Sterlomachi ,da Grammujfastronzoli, et da onni opero crero d’oncastro,che ci sconcacciano a guarenti di paravole stragne , tirchie ,et de tremalvascio seto. Va bene, ser Ispettore? Sono fe-dele ?

Il 3i. Fedelissimo più che il Salvini, più che uno spec-chio della fabbrica di Murano .

Il 36. Ed io più stupefatto che le oche di Monna Cec-ca ! Tienimi piede, compare. Equi raddoppiamo voti, e