DIALOGHI
5o I
Il 4(3. Tira innanzi, compare.
Il 36. Al tribunale e alla cattedra del gentil favellare noiportiamo unite i nostri lamenti, veggendoci con dispiacerescacciate dalla grande vostra Opera, nella quale non Jit ve-runa di noi tra le altre sorelle da voi ricettata. Quindialla clemenza vostra ci rivolgiamo, affinchè ne addolciscaU aspra noja e dolore che ci travaglia, e sollecitamente neconceda luogo nel da voi ringentilito albergo delle parole.
Il 46. Uh uh ! Tu vai fra le nuvole co’ traslati. Mascrivi, ed osserva coni’io con letterale versione cangio inoro 1’ orpello , e fiorisco i tuoi sentimenti. Alla stanga et
alla carirea dello partacare scoffetto .Che fai che non
iscrivi, e mi guati con maraviglia !
Il 36. Garbatissimo Traduttore , ni’ hai tu preso perfrate Puccio ? Non è possibile che questi sien termini delnuovo linguaggio in che abbiam detto di scrivere, o che l’ac-corto Vocabolistario non gli abbia notati come anticaglie.
Il 3 1 . Io gli ho tutti davanti, e nessuno è contrasse-gnato col V. A. Riposa tranquillo sulla mia vigilanza. Nonlascerò passare parola , che non risponda esattamente alletue, e non sia messa in questo Vocabolario siccome gemmadi lingua.
Il 46- Orsù non mi cavare fuor di pazienza , e scriviscemamente quello che detto. Alla stanga et alla cariroadello partacare scoffetto no’ cnsemora facciam deWocci, guai-tandoci con displicina sconcacciatc dal lungio Opero vosso ,en coi non foe verguna de no 5 en fra gli altri suori da vo
avergata. De quie este .(scrivi, scrivi, compare, e non
temere d’inganno). De quie cete che alla dibonairità vossaci traiino, unde ad no’ dulcuri l’ ingresso noio, et oio, chece dota, et cctto ne dia lugo nella pere vo’ raggienzata ama-gione delle dittazioni.
Il il. ( Sghanghcrandosi dalle risa.) O io non sono piùil primogenito figlio del Trenta, o più leggiadro parlarenon sic mai udito sotto la luna. Ed osservo al t. 7 , f. 1 54,1 . 1.4, che il savio compilatore, generalmente parlando delle