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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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DIÀLOGHI

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tardi o non mai avremmo dagli Accademici ricevuto. E be-nefìcio egli chiama 1’ avere (fmgando e razzolando nellasferravecchie ) raccolto e insaccato a ribocco tutte quellovoci eh’ eransi a bello studio dagli Accademici repudiatee dannate come lordure. Si è quindi sfatato intorno aivocaboli anticati il savio e santissimo loro divisamente.Aveano essi riposto nel grande Vocabolario i più neces-sarj, e quelli particolarmente che, giusta l’oracolo del Ve-nosino, col perpetuo agitarsi e rivolgersi delle lingue viveponno rinascere, e tutto dì realmente rinascono a nuovavita, e racquistano la perduta loro onestà. Ma fino a cheper la penna di abili e prudenti scrittori giunga il mo-mento di questa resurrezione, gli accorti Accademici siavvisarono di notare queste voci col marchio dell’ inter-detto} onde dall’una parte fossero di soccorso agl’indottiper l’intelligenza de’vecchi volumi, e gli rendessero dall’al-tra avvertiti a non farne uso ne’ loro scritti. Ben altro èstato l’avviso del Veronese Compilatore. Volendo eglimostrare quanto i Toscani siano mal conoscenti dellavera ricchezza della propria lor favella, ha dichiarati de-gni di entrare nel vivo tesoro della nostra lingua i piùvieti e morti vocaboli, e non solo morti del tutto, macontrari alla presente indole della lingua, ma fuori d’ognisperanza di essere mai più rimessi in onore, ma sozzi,schifosi, e sopra ogni fede ridicoli, c gli ha mostri comesacra cosa agli studiosi del bel parlare ^ e ne ha creatoun novissimo gergo , che chi giungesse ad intenderlo benpotrebbe tenersi da più di colui che interpretava il pigo-lare de’passeri e il crocitare de’corvi. Così ha egli disfattoin un punto quanto crasi in tanti anni e con tanta curaoperato pe’ vecchi nostri sapienti, i quali con ingegnosis-sima allegoria presero a loro insegna un Frullone, e die-dero all’Accademia 1’ appellazione di Crusca col motto, Ilpiù bel fior ne coglie, onde insegnarne ch’essi intendevanoa separare il fior della lingua dalla mondiglia , 1’ oro dalfango , il cibo de’ Numi da quello del ciacco} a fare, in-