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DIALOGHI
somma, nou d’ogni erba fascio, ma (Fogni fiore ghirlanda.
Ora la riverenza, che meritamente si deve al rispetta-bile Compilator Veronese , non faccia che si tradisca laverità, e l’amor delle lettere ne incoraggi a fargli una ri-spettosa domanda: Avete voi fatte nel vostro Vocabolario queste importantissime separazioni ? No certamente. Voiavete mescolate le schiette acque dei fonti con quelledella palude, il nettare col marciume, la parte viva e fio-rente della lingua colla fracida e cadaverica. Perchè adun-que intitolare l’Opera vostra Vocabolario degli Accademicidella Crusca, mentre la Crusca non ne sa nulla, mentreil fatto da essa è tutto il contrario del fatto vostro, men-tre la Crusca Fiorentina protestasi di raccogliere il piùbel fiore della favella , e la Veronese pone tutto il suostudio nel rammassarne lo stabbio ? Dunque quel titolo èbugiardo \ dunque non più Vocabolario degli Accademicidella Crusca, ma Dizionario della Società Veronese. Quello èdeposito della lingua viva 5 questo è il deposito della vivae della morta tutto ad un tempo. In quello la luce è se-parata dalle tenebre} in questo gli elementi sono tutticonfusi. A quello l’epigrafe della Critica, Il più bel fior necoglie; a questo l’epigrafe di Mesenzio, Mortua quin cliamjungebat coipora vivis.
A che, ciò stante, riducesi il merito della tanto da voimedesimo predicata vostra fatica ? A quello di un dipin-tore che in vece di mostrare, ad esempio de’suoi discepoli,le divine tavole di Raffaello e di Michelangelo , mettesseloro davanti gli scarabocchi dell’ antico Giunta Pisano edi Margaritone d’Arezzo.
Ma coll’ajuto delle mie Giunte (direte voi) il lettorepresentemente può intendere le parole non ancora intel-lette di Fra Guittone , di Fra Jacopone, etc. — Che gioval’intendere se non puoi adoperarle ? E voi stesso, scrittorecosi purgato, laseereste voi cadere dall’aurea vostra pennauna sola delle strane e barbare voci, di cui vi è oflerloun piccolo saggio in questo Dialogo ? E ve ne ha da cari-