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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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DIALOGHI

D.Q. Via, via, non adirarti.

C. T. Come di meno, se non fai altro che carreggiarmi,come s’io fossi la calamita degli spropositi, e pejo che unoco et un buoP

D. Q. Non è mia intenzione di correggerti, nè di fartiaddosso il dottore} ch’io non sono da tanto} ma di chie-dere schiarimenti alla mia ignoranza.

C. T. La tua umiltà mi disarma, e io d’ora innanzi misforzerò d’usar termini meno scelti. Che s’ ha egli adun-que da fare per queste spese sì necessarie ed ingorde?Ajutami de’tuoi consigli. Ah Dottore! Se la mia scarsellafosse coir A , non mi voglio dar a dire le cose che saprei

fare} ma del certo vedresti allora che pompa di catafalco!

D. Q. Compar mio caro, perdonami} che di nuovo micasca 1’ asino. Che vuol mo dire la tua bella frase Essercoir A?

C. T. Gran cosa ! Più mi studio di panare claritudino,semplicità, delicanza di termini nel parlare, e tu meno vaidentro al senso delle mie parole. Esser colPA significaEsser provvisto. La mia scarsella non è coNA: dunque lamia scarsella non è provvista} dunque è asciutta, arida dicontanti, senza il cui suono, come siamo andati del corpo,non si può avere sulla faccia nè manco un pugno di pol-vere. Si può parlare più clero?

D. Q. Clero, clerissimo. Ma di grazia: in qual mare haitu ora pescato sì bella perla?

C. T. Nell’abbondante Eritreo del Vocabolario Vero-nese. E affé questa volta non ci ha nulla*-.a dir contro.Eccola, lett. E, pag. 5 1 , col. i, risprendiente chiù che logrine d’una cornata. Essere coll’A. (G. V. ii, 6, 6.) Tras-sono del castello il Legato, e fu a gente e arnesi il lunedid’Alba: cioè (spiega il Lombardi)^ provvisto di genteed arnesi.

D. Q. Ah, ah! ben altro che perla, mio tradolze Com-pare. Egli è un granchio più grosso che quello dello zo-diaco, più grosso della balena, nella cui pancia monsignor