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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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DIALOGHI

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ridicoli, ad ogni piè sospinto mi porge or false voci, orfalse guise di dire, è libro da rimoversi dalle mani dellanon pratica e sempre credula gioventù. Perciocché le paroleessendo l’abito de’pensieri, ei pone l’incauto, che a lui si fida,a due manifesti pericoli: l’uno di vestire alla gotica le sueidee, e di metter nel pubblico infinite risa di sè medesimo;l’altro di tradire i suoi sentimenti, e di scrivere e parlarea sproposito, credendosi di parlare e scrivere correttamente.Per recar tutto in un detto, egli è un Banco reale che tipaga falsa moneta. Lo spaccio della moneta falsa menaalle forche. A che luogo debba mandarsi un falso Vocabo-lario non si vuol dire. Veniamo al Fu a gente ed arnesi, evedremo uno svarione più bello che il Far del seco, sulquale si è destato per tutta l’Italia l’inestinguibile riso diOmero. Gio. Villani, lib. 11, cap. 6 . Ecco il passo, di cuiè questione. A te, Compare: aguzza bene la vista soprala stampa, e leggi riposatamente.

C. T. Trassono - del castello - il legato - e sua gente - earnesi . ..

D. Q. Lo vedi? sua gente, mio bell’amico, sua gente ;cioè la sua guardia, i suoi famigli, rifuggiti tutti co’ lorobagagli dentro il castello per camparsi dal furore del po-polo sollevato. Ma guarda di non fallare ; chò questa èl’edizione dal Lombardi stesso citata.

C. T. Per gli occhiali di Galileo qui ha sua gente alettere d’appigionasi.

D. Q. Il Lombardi ha dunque mentita la citazione , eciò poco rileva. Egli ha convertito il pronome Sua nelverbo Fu e nella preposizione A; e questa è pecoragginesenza esempio. Ne ha formata a carico del Villani un’as-surda e stolida locuzione; e ognun vede le azioni di gra-zie che il Villani gli renderebbe se fosse vivo. All’ ultimoil Cesari l’ha stampata come classico modo di dire ; equeste sono abbominazioni grammaticali, questo gli è undifformare, svisare, corrompere le belle forme della favellae voler beffe degl’ Italiani. E Dio perdoni ai balordi chenon sanno veder il carbone in mezzo alla neve.