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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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DIALOGHI

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C. T. Mtco >ni prcsmlissimo, i t abbo pinieramcntc in-tenduto e caputo. El deritto c vitto rovi le tio rasgionare, pia-nterò e luscito chiù eh tino miramento , tu liac sconfitto ,mhae redduto estasitOj sciminito , marcito a guarenti dunofangiullo : e mutto per lo stipore no saccio pioi che respon-derc, corno scuzzare faglia si straglio.

D. Q. Scusarla? In altri cinque splendidissimi passi,tutti di questo stesso capitolo, tutti luno su laltro, tuttiintorno allo stesso fatto il Villani fino alla sazietà ripetesempre sua gente : di guisa che se nel passo recitatopoc anzi fosse casualmente trascorsa alcuna menda distampa, un cieco nato, un bertoldo, una testa pur da par-rucche lavrebbe subito ravvisata. Leggi, ed osserva daquante parti scintilla la luce su quel che dico.

C. T. Assalirono il nuovo castello, dov era il legato peruccidere lui e sua gente.

D. Q. Lui e sua gente. E una. Procedi.

C. T. La sconfitta cK ebbe a Ferrara la sua gente.

D. Q. La sua gente. E due. Va pur di lungo.

C. T. Per guarentire il legato e sua gente.

D. Q. Il legato e sua gente. E tre. Avanti pure.

C. T. Per offendere e rubare lui e sua gente.

D. Q. Lui e sua gente. E quattro. Un altra ancora.

C. T. Il legato rimanea morto e rubato con tutta suagente.

D. Q. Con tutta sua gente. E cinque. E tutta questalitania nello spazio di poche righe , e il passo del Lom-bardi nel mezzo. Or va, e scusa, se ti lanimo, la ba-lordaggine di quella matta lezione.

C. T. Se il buon Reverendo con queste cinque torce edavanti e di dietro non ha saputo vederla, quel Santo, chedava la vista alle talpe, avrebbe avuto un bel da fare aguarirlo della sua cecità.

D. Q. Vha di peggio. Lo strano senso, chegli vi ap-picca , è dirittamente contraddetto dalle parole che ven-gono appresso. Leggile tutte seguilamente , e colui pure,