5a4 DIALOGHI
che si lasciava fuggir dal piatto le anguille fritte, giudichise sia cosa possibile che quel legato venisse liberalmentefornito e di gente e d’ arnesi. E da cui ? Da un popolofuribondo che ad ogni patto volea spogliarlo e scannarlo.
C. T. E con tutto questo fu in gran pericolo il legato diperdere la vita / chè lo sfrenato popolo di Bologna gli ven-nero dietro sgridando con villane parole , e con armatamano per offendere, e rubare lui e sua gente infino al pontea S. Raffaello.
D. Q. La maraviglia ti rende stupido: e io vo’crescerlaancora. Apri il Vocabolario della Crusca alla voce Alba,§ i. Ecco l’intero passo dal Lombardi arrecato per istor-piarlo} eccolo nella sincera lezione sua gente / ed eccosovr’esso una lunga nota dello stesso Lombardi, nella qualeargomentasi di provare ....
C. T. Che deesi leggere fu a gente?
D. Q. Oibò ! su questo nè pur una sillaba^ ma che illunedi d’Alba vuol dire lunedì all’ alba, non già in Albiscome dice la Crusca. Il suo silenzio sul resto mostra ilsuo pieno aderire alla retta lezione ch’egli ha poscia di-menticata e stravolta.
C. T. Cilestriali e piatosi dominedii, ignoscete vo’all’ in-credibole dibonairità del vosso bonaire ecchiesiastico, e per-donate a me pure se parlo mezzo turco , mezzo latino emezzo francese , perchè egli stesso m’ha insegnato questolinguaggio. Come? Sua Paternità ha tenuto a tutt’agiosotto la punta del naso quel passo , vi ha consumato unlago d’inchiostro, l’ha palpato e vólto sossopra, e tutto inun subito gli si ammorza sotto la chierica il bel lumedella memoria, e dimentico d’averlo avuto alle mani, di-mentico d’avervi fatto una nota, me lo disconcia collabella Giunta Essere coll?A ? Per edeo chesta este luzianamirabilia, vel piò vaccelo rem fol da min si tasciere, macda scribersi mone cetto al pajese e da plubicarsi d’oncastrocrero nello gran livro delle stultie.
D. Q. E che dirai in udendo che il Cesari con esso ilLombardi c cascato a piè pari nello stesso pozzo?