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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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DIALOGHI

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tristo guadagno il sapere, e far clic altri pur sappia, clictra i giudici delle opere dell’ ingegno ve n’ ha di corrottida vili e lorde passioni} perciocché la fama de’letterati,frutto di lunghe pene e vigilie, è cosa d’alto momento} eil vederla ludibrio del livore è spettacolo doloroso ad ognicuore informato dall’onestà. Più volte la letteraria palestradivenne arena di gladiatori. Ma essendo, a detta de’savj,indecoro, anzi bassezza il rispondere a un avversario dinessuna o rea riputazione, ne venne che in siffatte contesei tristi ebbero sempre miglior giuoco che i buoni , nonavendo i primi cosa da perdere, e molto i secondi. Brillail cuore al bravo guerriero nel cavare la spada contra unnemico degno di lui} ma sarebbegli disonore il cavarlacontro a Tcrsitc. E il buon letterato che non può metterein pratica le risposte d’ Ulisse a quel manigoldo, che faràegli ? Fai’à quello che il gran discepolo della gloria cdella sventura, Torquato Tasso , gl’insegna: Si separerà dalvolgo coir altezza delPanimo c degli scritti, nei’quali ha pocaforza la fortuna , e nessuna la potenza de’ Grandi , menoassai la petulanza dei liliputti} e chiuso chiuso nella suavirtù seco stesso andrà l’ipetendo :

Non ragionar di lor, ma guarda c passa.

Usciamo di questo lezzo. Mi nominavi pocanzi 1’ arci-poeta di Beroldinghen, e il nuovo mandatario de’morti. Echi son eglino questi signori clic non conosco ?

Mat. Oh sciagurato Taddeo ! Come ? Conosci Orazio ,conosci Virgilio, e non conosci il Pindaro di Beroldinghen?il famoso inventore delle terzine a quattro versi ?

Tad. Or ci arrivo ! Povero avvocato ! lascialo in pace.S’egli non è buon poeta, è buon galantuomo: il che valemolto di più.

Mat. Lui poeta non buono ? E io ti dico che le Musevan pazze de’ fatti suoi, e gli si gettano dalle finestre. Eper mettermi nella grazia de’ miei censori io lo loderò, locomenterò, e coll’invitta logica, con che il nuovo manda-