55 2
DIALOGHI
Mat. Così vuole il diavolo, e così sia. — Ben venga ilnostro Lei parlatore Ser Magrino Sparuti.
Mag. Iddio vi dia il buon anno e le buone calendeoggi, e tuttavia.
Mat. (Maledetto! A prima giunta un brandello del Boc-caccio per complimento.) Voi siete proprio la cortesia delmondo. Entrate, dolce messere. Qual mia fortuna mi con-cede oggi l’onore d’una vostra visita?
Mag. Quantunque volte meco pensando riguardo ...(accorgendosi di Taddeo.) Oh! chi mai m’è dato davanti?L’orrevolissimo e molto dottissimo signor Taddeo!
Tad. Vi riverisco, signore. Lasciate andare le cerimonie,e proseguite il vostro discorso.
Mag. Della tutta mia buona voglia anzi clic no. Pongogiù il fastello di queste illepide poesie... Ohimè! chedissi? Deh perdonate, lllepido non è parola di Crusca.Dirò dunque : Pongo giù il fastello di queste disastrate cdisavvenevoli poesie, e proseguisco.
Mat. (piano a Taddeo.) (Lo senti, per dio! lo senti cheparlare svenevole? Scommetto che questo ribaldo ci regalain fette mezzo Dccamerone.)
Mag. Quantunque volte meco pensando riguardo chegià essendo gli anni della fruttifera incarnazione del fi-gliuolo di Dio al numero pervenuti di mille ottocento se-dici, in questa egregia città di Milano , oltre ad ogni altraitalica doviziosissima, pervenne una poetica pestilenza, laquale per operazion d’influssi stranieri, o per le proprienostre scempiezze, da giusta ira d’Apollo a nostra vergognamandata sopra i cervelli, alquanti anni davanti in diverseparti d’Italia incominciata, quelle d’innumerabile quantitàdi poetastri avendo ripiene , senza ristare, d’ un luogo inun altro continuandosi, nella capitale della Lombardia siè miserabilmente ampliata ^ ed in quella non valendo al-cuno senno....
Tad. Alto, signor Magrino, fermale ^ eh è il povero miocompare casca in deliquio.