Buch 
5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
Seite
551
JPEG-Download
 

dialoghi 551

chù il sere è già qui. Su via, escigli incontro in aria cor-tese, e fagli onesta accoglienza.

più tenera della narice, vi ficca dentro avidamente la sua acuto probo-scide, e succia. Molestato da quello stimolo il sonnolento leone muovead occhi chiusi la zampa, si spazza il muso, e la mosca subito via.Fatti a zonzo due o tre voli intorno alla testa di quel feroce dormiente,l'audacissimo insetto torna alle poste, e, tratto lo stocco, ricomincia lostesso giuoco. E di nuovo il leone colla gran zampa spazzarsi il muso,e la mosca in un attimo dileguarsi. S’ avea la terribile belva divoratopocanzi per colezione un mezzo vitello, e all’ angolo della bocca trapelo e pelo rosseggiavale tuttavia una striscia di sangue misto di bava.Adocchiata sì bella mensa, vi si cala ratto la mosca; e: Ho trovato,dice tra sè , ho trovato finalmente di che cavarmi coll’ajuto di Dio lalunga sete. E senza indugio comincia a far bel lavoro col suo trombino.Il senso delicatissimo, di che le papille delle labbra sono dotate, e ladanza che sovr’esse menava la mosca con tutte e sei le sue sottili gam-bucce, fecero si, che il russante animale, senza neppur pensarvi, apersela bocca, e fe sonar le mascelle. Spaventata la mosca spiccò un saltoper aria quanto era lungo tutto il leone, e venne a fermarsi per acci-dente sul deretano.- Ivi stando la meschinella, e pensando al corso pe-ricolo, e sudando per la paura, sentì in un tratto l’effluvio di certoodore a lei caro , che le veniva da alcune gromme ancor fresche sottola coda. La grande allegrezza ch’ella ne fece, non si può dire. Tuttafuor di sè stessa per la consolazione, vi si gittò sopra a corpo perduto,e con un gusto, un piacere, una dolcezza di paradiso cominciò a farnelauto banchetto, e a bere di quel nettare a macca, anzi che a centel-lini. Satollatasi a tutto bell’agio della dolcissima panacea, c di qua e dilà cinque o sei volte lisciatasi colle zampette, e tutta vibratasi nellapersona, spiegò lietissima il volo per la foresta. E scoperto dall’altouno sciame di sue sorelle che faceano gozzoviglia su i fracidi resti d’unacarogna, si diè a gridar da lontano: Ho vinto, ho vinto: coronatemid'alloroj trovate un poeta che canti la mia vittoria. — Qual vittoria, miacara? — Ho destato il leonej ho appiccata con esso una fera battaglia jgli ho dato assalto tre volte , e tre l’ho ferito j prima nel naso, poi nellabocca: e si l'ho stracco alla fine, che più non s'è mosso. — E fatta questabellissima narrazione ( siccome sapea storpiare un po’ di latino , e aveapronto qualche verso d’ Ovidio ), si mise a cantore di tutta gola : Itetriumphales circum mea tempora lauri: f'icimus. E tutto il coro dellemosche a una voce, vicimus , vicimus. Non fu cantato il Te denta j main onore delle tre vittorie vi fu per tre giorni festa da ballo e cortebandita. »

Questo apologo, tratto dai MSS. del celebre Aurelio Bertela , e segnatocolla sigla L (forse Lcssing ) , _/à parte delle sue traduzioni dal tedesco ,delle quali abbiamo alle stampe un volume. E si sa eli ei n’ andava pre-parando il secondo, allorché da immatura morte rapito fini gl’illustri suoigiorni sul cominciare di questo secolo.