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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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DIALOGHI 553

Mag. Per la barba ili messer Giovanni egli è svenutodavvero. Clic vuol dir questo?

Tati. E noi capite? Vi siete spinto alto su le ali delCertaldese , che questo infelice per voler seguire troppodappresso il vostro volo sublime , e non aver penne dasostenersi, è stato preso da un subito capogiro. Ma gli ènulla. Vedete che già ripiglia la conoscenza. Come va,compare? rispondi: come ti senti?

Mat. Ah! Taddeo, chiamami il confessore: ajutami a direin manus tuas, Domine.

Tad. Via via, fa animo \ che non è cosa da sbigottire.Una piccola evanescenza di spiriti, e nulla più. Pasquale,Pasquale, vien qua : sorreggi il tuo padrone.

Pas. Uh uh povero me! che mai veggo?

Tad. Un giramento di capo, e nullaltro. Via, da bravo:aiutalo a buttarsi sul letto, e in poco dora si riavrà.

Pas. (piano a Taddeo.) (E non vel dissio che costui erail Tredici di tarocco?)

Mag. (partito Matteo.) Non maraviglio se lo stil boccac-cevole genera le vertigini. Egli è troppo elevato pevolgariintelletti, e di natura troppo divina. E voi di leggieri con-cederetemi, signor Taddeo, che lessere ben parlante colet-terati di bassa sfera ò grande sciagura.

Tad. Dite bene : la sciagura di Pirgopolinice per esseretroppo bello 5 voi potevate avvisarla con più modestia.Ma ora che siamo soli, discorriamola noi due spacciata-mente. E senza lappunto delle squisite eleganze che fannosvenire, senza il magnifico strascico deperiodi,

Che prendono tre miglia di paese,

consolatemi duna grazia. Che è questa grande poeticapestilenza, mandata, secondo voi, dallira ilApollo necer-velli italiani, e con tanta strage dilatatasi principalmentein questa bella città?

Mag. Vi risponda per me questa sciagurata farragine dipoesie. Prendete, leggete e giudicate.

Mosti. Prose.

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