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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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dialoghi 55y

forma:, come i sogni dellammalato oraziano. Già son fuordi speranza. Tuttavolta si faccia un ultimo tentativo :

Chi vien, chi vien, che assordator rimormoraFerreo carro stridenle? Aspro nellarmeGncrricr piramideggia.

La pazienza fogge, e a Lucca ti vidi. Ho dissimulato isospiri convulsi, e le ombre che piangendo borbogliano, eil fremito che ammutisce. Ma quel matto verbo piramideg-gia mi fa uscire de gangheri} e per certo nè uscita purela Verità , che n era stata promessa , e si è tornata nelpozzo. In somma, di questo conio non ne vo più.

Mag. E me ne spiace, che pochi passi più oltre avrestetrovato il lampo che treinoleggia, e un geniuzzo che far-falleggia dentro una nuvoletta, simile allestro di certaltropoeta che roiulineggia intorno al crin doro della suabella. Or che vi pare ? Cotesto primo saggio di notomianon vi mostra egli vera la pestilenza, di cui mi lamento?

Tad. Un solo malato non fa prova d epidemia.

Mag. Ebbene -, eccone un branco da poter farne mezzoospedale. Eccovi innanzi tutti i componimenti drammaticiusciti alla luce, e messi in musica, la più parte, per lavenuta dell augusto nostro Padrone.

Tad. Ah ! pur troppo è forza confessare che tutte questeCantate, cominciando dal fero Eroismo fino al RitornodAstrea, qual più, qual meno, sono cattive.

Mag. Oh! manco male, che vi trovo meco daccordo nelgiudicare che anche quel Ritorno è cosa mediocre. Edessendo la mediocrità peccato mortale in fatto di poesia,senza esitazione noi daremo pur questa a Vulcano perchèla corregga. Dico io bene, signor Taddeo?

Tad., vaglia lonor del vero. Anche il Ritorno <TAstrcaè componimento troppo al di sotto del suo sublime sug-getto. Soscrivo quindi senza pietà la sentenza che lo con-danna} e il manderemo a consolare della sua compagniaVEgeria e la Pubblica Felicità, le quali in buona coscienza