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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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DIALOGHI

che saggruppa , c dove? sul tremolio delle corde duna chi-tarra. Ma non vo cader di coraggio. Andiani oltre e per-cuoteremo in qualche cosa di meglio:

Irte fansi le chiome, ed il ribrezzoDi fredde stille spruzzami le spalle.

Ohimè! laffare cammina di male in peggio. E comincioa temere che questi versi non sieno formati dal concorsofortuito delle parole, come già il mondo dagli atomi dEpi­ curo . Che ha egli a far qui colle spalle il ribrezzo, cioèlorrore, che, armato dun aspersorio, le spruzza di freddestille ? Affeddidio che questo concetto mi tira dentro ilpensiero limmagine dun Curato che in cotta e stola esor-cizza un ossesso, e collo spruzzo dellacqua santa rinfrescale spalle al diavolo: il quale (uditela nellorecchio) è ritor-nato ancor esso in statu quo.

Mag. Oh! che dite? il diavolo in statu quo? E come?quando? in che paese?

Tad. In che paese non si vuol dimandare. E sappiateche chiotto chiotto il buon galantuomo avea tentato di nottetempo bel giuoco fin dentro ai più guardati abitacoli dellaRagione. Mintendete? Ma fatto capolino, c visto che quellanon era per anche andata a dormire , e racconciava illucignolo alla lanterna, ha rimessa fra le gambe la coda,e da savio s è rintanato.

Mag, Sia ringraziato adunque di cuore il santo lumedella ragione; e seguitate.

Tad. Volea, crcdea ulular; ma intirizzitoDi convulso sospir strideva il labbro.

Sparia la luna, c tremanti i sepolcriIn suon di pianto borbogliava!! f ombre :

Sol che improvviso il gemito ammutì.

Ah! senza dubbio la formazione di questi versi è operatutta del caso: ond è che uve pes nec caput uni Reddalur