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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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DIALOGHI

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e più felici i ritorni nel seno del suo suggetto. E ciò cheva innanzi a ogni pregio, è il calor degli affetti, lo splen-dore delle sentenze, e quella dolce filosofia che fa la causadelluomo, e diffondesi senza pretensione, senza arroganza

Prosaico e affatto superfluo ini riesce il pronome lor in quest altri :

.desto possente

Ma incauto e folle di mutar lo staloDelle ciltadi lor. L* »dca feroce, etc.

Meglio al certo mi suonerebbe :

Della cittade. La feroce idea, etc.

c allora città nel numero singolare diverrebbe sinonimo di patria, c fa-rebbe , a mio parere, più effetto.

Alquanto negletti mi tornano pure i seguenti :

Or die corretta sei da regi umani,

Ed a farti felice intesi solo.

E qui pure, so non temessi esser notato di troppa arroganza, farci :

Or che di re più giusti, e di tua solaSorte pensosi, ti corregge il freno.

Nel passo che viene, trovo usato viziosamente l avv. qualora in vecedi quando , e ridondante 1* avv. poi:

.ma qualora vide

Poi ne petti albergar pacati sdegni.

L aggiunto tortuoso fatto trisillabo nel versoDel tortuoso Pernio far bella mostra

c durissimo. So che il Petrarca e lAriosto fecer trisillabo pauroso j manon sono in ciò da imitarsi; il sopporta V orecchio, giudice superbis-simo.

Nel racconto che il giovine soldato fa al vecchio suo padre e agliamici dell'incendio di Mosca, il principio della narrazione c in terzapersona:

Narra talor come la fiamma ardesse.Quella chiara citta , etc.

Poscia volendo il poeta, per dare più evidenza e più passione al rac-conto, trasportar le parole in bocca al soldato, fa questa transizione:

Ahi quale nella notte orrida scenaNc porgeva lincendio! (indi soggiugne.)

Non dirò già clic il Deciani con quell indi soggiugne abbia commessoliminimo errore; diro bensì che forse ei non vi ha messa tutta quellarte