DIALOGHI
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e più felici i ritorni nel seno del suo suggetto. E ciò cheva innanzi a ogni pregio, è il calor degli affetti, lo splen-dore delle sentenze, e quella dolce filosofia che fa la causadell’uomo, e diffondesi senza pretensione, senza arroganza
Prosaico e affatto superfluo ini riesce il pronome lor in quest’ altri :
.desto possente
Ma incauto e folle di mutar lo staloDelle ciltadi lor. L* »dca feroce, etc.
Meglio al certo mi suonerebbe :
Della cittade. La feroce idea, etc.
c allora città nel numero singolare diverrebbe sinonimo di patria, c fa-rebbe , a mio parere, più effetto.
Alquanto negletti mi tornano pure i seguenti :
Or die corretta sei da regi umani,
Ed a farti felice intesi solo.
E qui pure, so non temessi esser notato di troppa arroganza, farci :
Or che di re più giusti, e di tua solaSorte pensosi, ti corregge il freno.
Nel passo che viene, trovo usato viziosamente l’ avv. qualora in vecedi quando , e ridondante 1* avv. poi:
.ma qualora vide
Poi ne’ petti albergar pacati sdegni.
L’ aggiunto tortuoso fatto trisillabo nel versoDel tortuoso Pernio far bella mostra
c durissimo. So che il Petrarca e l’Ariosto fecer trisillabo pauroso j manon sono in ciò da imitarsi; nè il sopporta V orecchio, giudice superbis-simo.
Nel racconto che il giovine soldato fa al vecchio suo padre e agliamici dell'incendio di Mosca, il principio della narrazione c in terzapersona:
Narra talor come la fiamma ardesse.Quella chiara citta , etc.
Poscia volendo il poeta, per dare più evidenza e più passione al rac-conto, trasportar le parole in bocca al soldato, fa questa transizione:
Ahi quale nella notte orrida scenaNc porgeva l’incendio! (indi soggiugne.)
Non dirò già clic il Deciani con quell’ indi soggiugne abbia commessoliminimo errore; diro bensì che forse ei non vi ha messa tutta quell’arte