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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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DIALOGHI

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Tcul. No davvero. Non ho pelo che ci pensi. Ma poichéla cocca è sul nervo, vi dirò nettamente che questo Capi-tolo cade sotto la medesima considerazione.

Mag. Eppure vha chi lo dice una poesia lucida e tersacome un cristal di monte.

Tad. E gelata come un pezzo di ghiaccio caduto dallagrondaja: cominciando dal primo verso

Tra i fausti giorni c più alla storia noti.

Mag. Che duiique? Doveva egli dar principio al suocanto con una eruzione vulcanica, con uno sparo d arti-glieria ?

Tad. Non coniamo agli estremi : e se un amico vichiede il prestito di dieci lire, non pigliate ( per non ledare ) il pretesto che la dimanda sia stata di dieci mila.Ho lonor di ripetervi che in un componimento di generemaraviglioso come quello delle Visioni (che tale è il Trionfodella Clemenza ), quel primo verso è bislacco, e più bislaccoquellaltro primo della seconda terzina :

Francesco oggi a noi viene ;

e che questi non sono pensieri modi entratureche si convengano allalta poesia, a cui mette mano lau-tore, ma un favellare tutto prosaico, un ingresso tutto digelo. E che debbo io sperare dallestro dun uomo che micomincia il suo portentoso racconto con questa idea: Oggiarriva in Milano lImperatore ?

Mag. Pensatela come vi pare : io preferisco gli esordjsemplici e piani.

Tad. Come quello eh della molto bella leggenda disanta Margherita !

Al Nome del CriatoreCh è verace Dio e Signore,

voglio cominciare a dire.

Mag. Vi ritorco il rimprovero che dianzi mavete fatto:non corriamo agli estremi: e non vogliate, col figurarvi un