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DIÀLOGHI
difetto ov’altri forse non vede che una bellezza, imitarela pazzia del dottor Tamponet. che trovava nel Paternostrocinque eresie.
Tad. Ebbene: volete voi che a viso aperto vi mostriche il Trionfo della Clemenza è lavoro d’un mero verseg-giatore, e non d’ un poeta?
Mag. Come? un mero verseggiatore il cantor delle Cro-nache ?
Tad. Lasciamo per adesso da parte le Cronache, dellequali a suo luogo. E poiché altri, e l’autore medesimo cipone a grave delitto il non averne per anche fatta parola,apparirà manifesto se il nostro silenzio sia nato da maladisposizione di animo verso di lui, o piuttosto dal nonvolergli far danno. Ned esso nè veruno allora si lagni sealzato da giusta Critica il velo di questo dipinto, il pub-blico non vedrà nelle Cronache che le caricature del Cal-lotta, e le Tentazioni di S. Antonio: sopra le quali l’oc-chio del saggio o passa con ira, o non fermasi che un mo-mento per non tornarvi mai più, abbandonandone ai di-lettanti di basse bullonerie tutta l’ammirazione. Di ciòdunque a suo tempo. Or torniamo al Trionfo, e piacciavid’ ascoltarmi.
Che si propone egli il poeta in questo componimento ?Descrivere una maravigliosa apparizione tutta fuori de’nostrisensi. I personaggi di questa epifania sono il Senno, laClemenza, la Pace, la Liberalità, la Pietà, la Giustizia, conaltri enti allegorici : tutte contemplazioni dell’ intelletto ecci-tate dalla fantasia, e vestite di abito materiale, onde il lettore,su le tracce che gli verrà segnando il poeta, veder ne possal’azione, udirne le parole, e riceverne prontamente nell’animoi sentimenti. A questa prima visione succede l’altra d’un grandestuolo d’ Eroi corteggianti la Clemenza , che è la divinitàprotagonista, e sono Ottaviano, Tito, Trajano , Antonino,Marc’ Aurelio ; indi gl’ imperadori Rodolfo e Massimiliano ;poscia col coronato suo sposo e con gli augusti suoi figli,Giuseppe e Leopoldo , l’immortale Maria Teresa. Taccio