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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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DIALOGHI

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i Genj personificati delle virtù e delle nazioni, ed altreparti accessorie di questa grande rappresentazione tuttaprodigio. Or ditemi, se il ciel vi salvi : acciò che l’imma-ginazione possa infiammarsi, ed alzarsi oltre alle forzedella natura, e vedere coll’occhio della mente tutta questascena invisibile, e avvolgendosi fra i portenti ricevere lapoetica inspirazione, quell’ afflato divino chiamato quasijùrore da Cicerone , laddove disse nel secondo dell’ Oratorepoctam bonwniiemineni sine inflammatione animorum existcreposse, non è egli chiaro che intorno al poeta denno esserespente tutte le sensazioni dei corpi esterni che possonodisturbarlo? che la sua mente tutta in sè romita deve af-fatto esser fuori, per così dire, di questo mondo? che lavisione di così grande e nuovo spettacolo non gli può ac-cadere che nei più alti silenzi della solitudine ? Ora chefa egli il signor Anelli per situarsi in un perfetto raccogli-mento , che il ponga in immediato consorzio co’Numi ?Dopo averne data la bella nuova detta di sopra, egli sene va a spasso tutto contento fuor della porta cui nomeOr più acconcio che pria diè P Oriente, cioè la portaOrientale , e traendolo la calca si pone a seder sotto unaquercia appo la via che da Loreto move : luogo, comeognun sa, solitario, solitarissimo, e veramente fatto appostaper una Visione. Non vo’ arrestarmi a notare che quellavia che da Loreto move è sproposito} mentre le vie muo-vono, cioè prendono il loro principio dalla città, non daisobborghi, e doveasi dire che vèr Loreto move. 11 mio as-sunto deve esser tutto nel dimostrare la poca attitudinedell’autore nel sostenere qui la persona di vero poeta. Iviadunque adagiatosi egli tranquillamente in mezzo allostrepito delle carrozze e d’ un’ immensa piena di popoloche inonda tutta la strada, e fatte certe sue meditazionisopra il potere che virtù non molce (vedete, signor Magri-no, con che giudizio egli sceglie e tempo e luogo per me-ditare), e pregato che il destino conceda all’Insubria

Tai patti che per lor le venga fatto

D’esser più grande in suo minor coniìno