DIALOGHI
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Mat. Ho già sentito da quella stanza il romore cheavete fatto addosso a quel povero Leonida . Ma il signorAnelli 1’ ha già posto al sicuro sotto la protezione di Plu-tarco} e coll’Agide dell’Alfieri alla mano si fa beffe de’vostrivani schiamazzi.
Tad. Mi prostro per terra al gran Tragico dell’ Italia ,c al venerando Filosofo di Cheronea. Ma se l’inclito Pro-fessore non ha trovato al suo Leonida altro ricovero, egliha fuggito, come canta il proverbio, la pioggia sotto lagrondaja. Vuol egli metterlo in salvo davvero ? Gli attac-chi al collo un bel campanello con un cartellone al petto,che dica in lettere cubitali : Leonida di Agide. Altrimentiil lettore correrà col pensiero sempre e poi sempre alLeonida delle Termopili } perchè questi è chiarissimo , cl’altro è oscurissimo, tanto che bisogna beccarsi il cer-vello per ritrovarlo. E trovatolo, nuli’altro in lui vedi cheil cajio della congiura degli Efori contro di Agide, manon 1’ oppressore della patria come Tiberio e Pisistrato }in guisa che nè manco da questo lato egli merita di esserescioccamente crocifisso fra que’due famosi tiranni. A recarin una molte parole, irrepugnabile regola di giudizio siè, che quando p. e. fra tanti Alessandri, fra tanti Neroni,fra tanti Pompei, etc., de’quali abbonda la storia, si scri-vono in modo assoluto i lor nomi scompagnati dai fattiche li distinguono, il lettore non solo intende, ma è tenutostrettamente ad intendere i più famosi. L’andar contro aquesti principi è da scemo} e sarebbe da pazzo il consu-marvi altre parole.
Mat. Non sono tanto animale da non sentire la forzadelle lue ragioni} e m’ accheto.
Tad. Ascoltiamo dunque che dice il Dio Senno com-parso al signor Anelli a suon di tamburo. La conversa-zione è politica, e chiede seria attenzione.
Mat. e Mag. No per tutte le vergini del Pax-naso , nono} chè la materia politica in certe mani ci fa paux-a.
Tad. E non volete udire che pazza cosa sia un pattocostituzionale ?