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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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DIALOGHI

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a conoscere perfettamente le grazie più care del nostroidioma. Ma quel che m’uccide, è lo studiato, artificiato, eper conseguenza snaturato suo stile; e quelle sue sintassisgrammaticate, dette eleganze dai Boccaccisti; e quel per-petuo intralciamento de’ periodi, simigliante agl’ intrichid’ un labirinto; e finalmente quelle micidiali sue trasposi-zioni alla latina, per niuna guisa applicabili ad una linguamancante, come la nostra, di accusativi: trasposizioni, dellequali non è vestigio, o rarissimo, in Dante , vero padre emaestro della divina nostra favella; nè in Petrarca , ch’indila fece così gentile; nè poscia nell’Ariosto, nel Machiavellic nel Caro, che per diverse vie la risuscitarono dal letargodel quattrocento, e la ritornarono alla sua nativa bel-lezza; nè in Torquato Tasso , fra le cui mani divenne sìnobile e dignitosa. Taccio dopo questi il Galilei ed il Redi,i quali indarno han lasciato agli odierni 1’ esempio dellamaniera, con cui si deggiono scrivere (e non si scrivono )le materie scientifiche. Taccio tra gli egregi del secoloandato il Salvini nelle prose, ed il Cocchi, e quel mirabileingegno di Gasparo Gozzi , a cui difficilmente troveresti1’ eguale per leggiadria di stile, acume di critica e squisi-tezza di sentimento. E per dir pure alcun che de’ viventisenza paura di trascorrere nell’ adulazione , chi più cor-retto scrittore dell’Abate Colombo ne’suoi Discorsi su ledoti d’una culta favella? Chi più casto e più ricco di bellalingua del Cesari nelle sacre Lezioni ? E ammiratori sìl’uno e sì l’altro del Certaldese, chi più lontano da quellesue intollerabili trasposizioni ? Ricordatevi che la Storiadel Bembo e i suoi Asolani, foggiati alla boccaccevole, nontrovano più lettore che li sopporti.

3Iag. Ciò vuol dire che il buon gusto è già morto.

Mal. Troppa modestia, messere: voi siete ancor vivo.

Tad. Via, via, basti così. Non mi mettete in nuove qui-stioni più ardue della prima. E tu, compare, ajutane astrigarci dal ghiaccio, in che ci ha rappresi il Trionfo dellaClemenza.

Monti. Prose.

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