( LXII )
loro , che le bevvero , o l’tifarono per cuocere le vi-vande . All’aperto eran deboli, ma nelle cave fotterra-nee eran vigorofe e terribili ; talché in tutto l’accen-nato tempo i poveri contadini non potettero cavar fof-fe per piantar viti ; e in alcuni cellarj non vi fi potèentrare per conto delle mofete , che vi erano , princi-palmente quando fpirava Scirocco . Effe non hanno offe-fa perfona veruna, nè hanno recato danno alle vigne.
All’ ore 6 \- in circa della notte , che fuccedetteal di i. di Ottobre qua in Napoli , e ne’ luoghi, chefono attorno al Vefuvio fino alla diftanza di i5. migliao circa, fi fentì un terremoto . Quello fu affai gagliar-do e fpaventevole nella Torre del Greco, in Mafia, inSorrento, e in Capri ; e in quefi’Ifola dopo il terremo-to fopravvenne un infolito freddo , il che è notabile.Il Vefuvio nella notte di fopra menzionata, gettò mol-tiffimo fumo; e fece romore,che fi udì però folamentene’ luoghi, che fono in vicinanza dell’Atrio del Cavallo.
Il dì 4 . di Ottobre mentre 1’ aria era ferena > ilVefuvio versò cenere mefcolata con acqua cocente . Im-perciocché il detto giorno nel podere del Duca di Sia-no, eh’è prefiò alla Madonna dell’Arco, nel luogo det-to il Paffarello , e in altri convicini piovvero ceneribagnate di acque, eh’eran calde. Elle grandemente dan-neggiarono i fuddetd campi»
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