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luogo queſta ſudetta opinione, perchè per attraerſi IEtna l' acque marine, vi dovea eſſere la paura delVacuo, la quale non potè certamente eſſervi, ſendoallora le ſue caverne tutte ripiene d' un gran fuoco.Alcun' altri Filoſofi per isfuggire la forza delleraggioni, che oppugnano la ſudetta facolid attrattri-ce, eſcogitarono un ſiſtema alquanto piu ingegno-ſo, con aver fatto ricorſo alle burraſche del Mare,ed al ſuo moto, che fa col fluſſo, e xifluſſo; volendocon ciò ſoſtenete, che I acque del Mare ſienſi co-municate nel Veſuvio per queſto ſuo moto di qualparete ſi fu il Signor Braccini, ſecondo ci avviſa-158 175 1. Gimma(2): Ma per quanto ci allicura la dottiſ-l. Cap. Vll. ſima Reale Accademia di Parigi, ſiam certi, che** um. P impeto delle tempeſte, e dei venti, non pus al-0 zare più di dieci, o dodeci piedi H. onde de! Mare,e che ſe coſpiraſſero inſieme le furiofe burrafche, 647 n il fluſſo, e refluſſo,(90 il loro eſfetto f eringerelßle 4III. og. delle folleuarę i acque all alte x xa li denticinquè pied. diFont. pag. 38. aggiunga a tutto ciò, che ſe inſuſhciente crede, Aleve queſta ſentenza a ſpiegate il Fenomeno del Ve-ſuyio, perchè allora il Mare non era tempeſtoſo maanzi s' era molto allontanato da ſuoi lidi, e dovrebheperò crederſi, che non vi ſia ſtato tal moto nel Ma-re, per cui ſalir doveano!' acque ſopra quel Mon-te; aſſai meno affacevole crederla dobbiamo al no-ſtro fiae, perchè ſi dovrebbe attribuire all impetodelle tempeſte la forza di ſollevare l' acqua del Ma-re non all' altezza di pochi centinaia di canne,5 20 nc. qual“& Paltezza del Veſuvio ad aviſo dell' Accademia4e“. del an, delle ſcienze di Napoli(j ma di tre miglia, quanta&25 appunto! altezza perpendicolare dell' Etna, giuſta4 J eſatta dimenſione fatta dal P. Clavio, ed appro-
e vata dal dottiſſimo Signor Borelli(d).6. 55 Finalmente altri FEiloſofi di piu fino guſto ſup-
po-
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