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Discorso storico sopra l'acque vomitate da Mongibello, e suoi ultimi fuochi avvenuti nel mese di marzo del corrente anno MDCCLV / dal sac. Giuseppe Recupero
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68be, che foſſe caduta entto le viſcere del noſtro Mon-te I acqua di queſte conſerve, la quale fu da eſſovomitata per I' alta ſua bocca; e poichè non poſſia-mo aſſerire, che queſti ſerbatoj foſſero ſtati rotti daiTremuoti, perchè non vi fü veruna ſcoſſa in talcongiuntura; potrebbeſi dire, che aveſſero i fuochicorroſe J interne mura, o ſaldi recinti di queſti ca-tini, e ſpriggionate perciò F acque caddero entro ilMonte. Non ſembrarebbe a vero dire molto ſpal-lato un ſimile penſamento, ſe non foſſe gagliarda-mente combattuto da molti potentiſſimi obbietti fon-dati ſopra chiare oſſervazioni: Ed in primo luogo,ſeſuhterranecque ſpecus ftuporem, ac formidinem adſpicientium ani-mis injectantes. Sono frà queſte le pid celebri ad aviſo del Filo-teo, P. Maſſa(Sicil. in Preſp. Par. I. Cap. V. pag. 18.) del P.Priore Amico(Not- IV. ad Fazzell. Dec: I. Lib. II. Cap. IV.) edegli altri Storici, la Grotta della Barracca vecchia, dell' imo,della colletta, e di Monte Dolce. Narra in oltre il Filoteo, chela Grotta della Barracca vecchia è tanto grande, che vi poſasfar d' entro commodamente gli eſercizj militari un Reggimento diCavalleria, e che in quella di Monte Delce vi penetrè fino atrecento paſſi, ſenza aver potuto giugnere al ſuo termine: Il Pa-dre Kirker ne celebra con iſpecieltaà una come molto ampia, ovegiudicò poterviſi alloggiare trenta mila Perſone. Ma egli é purcerto, che non ſi hà trovato in tutte queſte, ed altre Grotte, ſenon pochiſſima quantità d' acque: Anzi ci aſſicura il Filoteo, cheuſciva dalle ſudette Grotte un vento impetuoſo, che gli ſmorza-va il lume: ond' 10 argomento eſſervi comunicazione colle partipiù intime del Monte, e non eſſere però le Grotte ſudette tantoſalde, che poteſſero conſervarfi in eſſe l' acque in gran eopia. De-vo in fine qul prevenirvi d' un' altra circoſtanzu degna di ſaperſi,e ſi e, che calando anticamente dall' ultimo piano di Etna l' ac-que delle nevi, che fi ſcioglievano in una Valle verſo]' occiden-te, e ragunateſi in quel ricetto, formavano un Lago, dal qualefü dato il nome all' ultimo ſudetto Piano, che però ſi chiama ilPiano del Lago. Ma e queſto di preſente affatto abolito, nè iuquel luogo vi ſi può pid ragunare acqua, per eſſere ſtato ripienoda capo à fondo di ſciara, ed arena nell' anno MDCvll. comeparra il P. Priore Amico(Not. XIX. ad Fazzell. Dec. I. Lib. II.Cap. IV.) Per conoſcere poi l' ampiezza di queſts Lago, e chenon ſarebbono ſtate baſtevoli lle ſuę acque à fare la defcritta inon-dazione, giuſto e, che vi referiſca le parole del Fazzello, che nefu teſtimonio di veduta: Huce igitur pręuio, in paruam vullemdeſcendimus, quam, quod eæ liquefactis in alte nivibus decurrensibi ſtagnet aqua, ſummoque totius Montis ſubſit tumulo, Lacumappellant.