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3 (1837) Roma / per cura di D. B. [Davide Bertolotti]
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LITALIA

tutti i pensieri già inspirati a mille vali edartisti. Alle mie emozioni s'aggiunse la ri-membranza delle emozioni da loro provatee vivamente espresse : il mio cuore feceeco a ciascuno deloro impeti d'affetto.Io sciamai con Thomson ;

Ouce thè delight of heaven and partii}

Where art and nature cvrr smiling, joined

On thè gay Jand to lavish all their Stores (*)

E ripeteva queversi di Addison,

Poetics scenes encompass me around

And stili 1 seem to tread on classic ground ;

For bere so oft thè muse hcr liarp has slrung" That not a mountain rears ils head unsung. (**)

Nondimeno, allorquando uscito dalfascino di queste poetiche inspirazioni,e calato dal monte, fui tornato in mestesso ed aiuoghi che mi circondavano,io mi trovai in mezzo ad una deserta edincolta campagna il cui aspetto vien cosidescritto dal visconte di Chateaubriand( T r oyage en Italie, lettre à M, r deFontanes).

«Figuratevi» egli dice, pingendo idintorni di Roma , le sue campagne e lesue rovine « figuratevi qualche cosa delladesolazione di Tiro e di Babilonia ; unsilenzio ed una solitudine così vasta comelo strepito ed il tumulto degli uominiche s' accalcavano una volta su questosuolo: crederebbesi di sentirvi a risuona-re questa maledizione del profeta : Vc-nient libi duo haec in die subito, ste-rili tas et viduitas. (Isaia ). Voi scorgetequinci e quinci alcuni brani di vie roma-ne in luoghi ove più non passa veruno;

(*) Della terra e del ciel delizia un giorno ;Calura ed arie con perpetuo risoQui fer iVslrcme prove a sparger doniSul giocondo paese.

(**) Da poetiche scene io son ricinlo,

£ partili ognor calcar classica terra;Perchè si spesso qui le muse al TarpaSteser le dila, che mal havvi poggioChe non cantata al ciel Un la fronte.

alcune inaridite tracce decorrenti inver-nali : queste tracce, vedute in lontano,tengono esse pure sembianza di grandistrade battute e frequentate, e tuttavianon sono altro che il letto deserto di unaprocellosa onda ehè trascorsa come illetto romano. Appena si scoprono alcunialberi; ma per tutto salzan mine dacqui-dotti e di tombe ; mine che sembranoesser le foreste e le piante indigene diuna terra composta della polvere deimorti e di frantumi dimperj. Spesso,in una gran pianura, ho creduto vederricche messi ; appassite erbe avean trat-to i miei occhi in errore. Talvolta, sottoquelle sterili messi, voi distinguete tracced'un'antica coltivazione. Nessun augello,nessun bifolco, nessun moto campestre;non muggiti d'armenti, non borghi ovillaggi. Alcuni pochi casamenti rurali inmal aspetto si mostrano sopra la nuditàdecampi ; chiuse ne son le finestre e leporte ; non nesce fumo, rumore,contadino. Una specie di selvaggio, quasiignudo, pallido e consunto dalle febbri,custodisce questi tristi abitacoli, comegli spettri che, nelle gotiche leggende,guardano gli abbandonati castelli. Inbreve, direbbesi che nessuna nazioneebbe l'ardimento di succedere ai signoridel mondo nella natale lor terra, e chequesti campi sono tuttora quali gli halasciati il vomere di Cincinnato , o lul-timo aratro romano. »

Questi vuoti regni, inania regna,questa tomba, di mezzo alla quale Roma sembra levarsi, secondo la pittura chene fa lautore del Genio del Cristianesi-mo, aggiunge qualche cosa alla maestàdella metropoli del mondo cristiano. Essala circonda d un sentimento di malin-conia e di tristezza che allo spettacolo di