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dallo Stato della Chiesa Parma e Piacen-za e ne fece un ducato dipendente dallaSanta Sede . (*) E perchè Carlo Quintonon riconobbe quel Duca , il Ponteficeeccitò (come dicono alcuni) o favori al-meno il conte Fieschi di Genova a con-giurare contro il Doria ; sperando chedove per questa rivoluzione Genova e leforze navali commesse al Doria venisseronelle mani di suoi aderenti, potrebbe riu-scirgli di umiliare di nuovo la potenzaspagnuola in Italia , e di seguire libera-mente il disegno di far grande la propriafamiglia. Il Fieschi pose mano all’ im-presa con tanto impeto e con tanta au-dacia , che quasi era già presso a com-pirla ; ma cadde in mare e annegò ; i suoisi dispersero, e le cose tornarono nellostato di prima. Più fortunata fu la con-giura colla quale si crede che Carlo Quin-to vendicasse quella di Genova : peroc-ché Pier Luigi fu ucciso, e Piacenza venne occupata dalle armi imperiali( 1547 ), nè fu per molti anni restituitaai Farnesi .
« Tre anni dopo fu assunto al ponti-ficato Giulio III che sedette fino al i555,senza notabili imprese. Marcello II regnòsoltanto ventidue giorni ; poi nel maggiodelPanno predetto fu creato Paolo IV ,il quale meditò di cacciar gli Spagnuolidal regno di Napoli e rimettervi i Fran-
(*) Ecco in breve le vicende di Parma e Pia-cenza : I Visconti nel secolo XIV ne abolirono ilgoverno, repubblicano. Furono dipendenti dalDucato Milanese fino al 15 H in cui Luigi XII fu cacciato dalla Lombardia . Giulio li le riven-dicò allora alla Chiesa siccome parli della dona-zione della famosa contessa Matilde. Francesco
I nel 1515 le tolse di nuovo ai Papi che le rieb-
bero poi nel 1521 , quando i Francesi abbando-
narono un’altra volta l’Italia. Dopo d’allora Parma e Piacenza furono sempre della Chiesa fino a’tempi dì Paolo III .
cesi col favore del quali sperava di potefvantaggiare sè medesimo e i suoi. EnricoII aderì alle proposte del Papa, e mandoiti Italia un esercito che per mancanza dibuoni soccorsi non fece verun progresso!e dopo non molto fu richiamato, allor-ché la rotta toccata dai Francesi a SanQuintino nelle Fiandre , obbligò quel R ea concentrare le sue forze per la difesadel proprio paese. Quella battaglia av-venuta nel i 557 non solamente sottrassel’Italia alla guerra che si riaccendeva,ma spense anche quella che da gran tem-po agitavasi nel Piemonte.
cc Nella prima lotta fra la Spagna e 1*Francia , .Carlo III Duca dì Savoja e ni-pote di Francesco I era stato neutrale-Quando poi si accese di nuovo la guerra,quel Duca , in parte per avere sposatauna sorella dell’ Imperatrice , in parteperchè il re di Francia avea già mostratoquand’era padrone del Milanese di volerpossedere nel Piemonte almen quantopotesse dargli la via dal suo regno aipossedimenti d’Italia , si volse a favorirP Imperatore; - e forse non ebbe piccolaparte a cacciar d’Italia i Francesi . Quio*di Francesco I assalì Carlo III; e ne oc-cupò quasi tutto lo Stato, dichiarandolounito per sempre alla Francia . Non man-cò Carlo Quinto d’ intervenire in quest*guerra ; ma, più che a salvare il Duca , at-tese, come Francesco I , a metter pied eanch’egli nel Piemonte. Questa guerr 3non cessò del tutto se non colla battagli 3già mentovata di San Quintino. Carloera morto quattro anni prima e gli er ‘ * 1 *succeduto Emanuele Filiberto educatogià presso Carlo Quinto, e generale p 01nelle armi imperiali nelle Fiandre . Ve*nuto dopo la morte del padre a’ sudStati, e conosciuta l’impossibilità di faro