ROMA
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agli stud] ma più volte furori repressianche dal timore ch’ebbero i Papi di ve-derli rivolti a sostegno delle oltramon-tane eresie.
«la Firenze Cosimo I , assicuratosi deldominio di quello Stato, volle col favori-re le arti e le lettere far obbliare la liberta,come già i suoi maggiori per quella me-desima via s’eran posti in grado di op-primerla. Le Belle Arti non furono maitanto favoreggiate quanto in Firenze sottoquel Principe,- nè forse alcun’altra cittàdiede mai l’esempio di tanti artisti ec-cellenti in sì breve numero d’ anni. Lostesso dee dirsi di Francesco e poi diFerdinando figliuolo di Cosimo e deiloro tempi.
«Gli Estensi in Ferrara e poi in Mo-dena ; (*) i Gonzaga a Mantova , a Gua-stalla, a Sabbionetta ed a Padova ; la Casadella Rovere nel Ducato d’ Urbino ;Emanuele Filiberto nel Piemonte, tuttigareggiavan del pari in questa nobileprotezione de’ buoni stud) e dell’ arti :e molte piccole terre che ne’ secoli sus-seguenti giacquero dimenticate, eranonell’età di cui ora parliamo, albergo didotti, e diffondevano sopra l’Europa ibenefizii dell’ ingegno.
Secolo decimosettimo .—«Sin dalfinire del secolo precedente, il ducato diMilano e i regni di Napoli e di Sicilia ,(oltre all’ isola di Sardegna ed alcuniporti della Toscana ) eran soggetti alladominazione spagnuola ; e vi esercitavano
(*) In tulio questo secolo i Papi combatteronola Casa d’Este agognando al possesso di Ferrara .Finalmente nel 1598 dopo la morte del ducaAlfonso II , il pontefice Clemente Vili revocò'(«ella città alla Chiesa pretendendo che fosseterminata la legittima discendenza degli Estensi:e 'l allora Don Cesare erede di Alfonso trasportòin Modena la sua corte.
un potere durissimo magistrati quasi sem-pre ignoranti e rapaci, a Napoli ed inSicilia con titolo di Viceré, a Milano edaltrove con nome di Governatori . Glialtri Stati che nelle guerre del secolo XVInon avevan perduta l’indipendenza , eque’medesimi che avevano conservata lalibertà, in parte attendevano a ristorarsidalle lunghe e rovinose percosse ; in partegiacevano sotto principi loro proprj e na-tivi, ma non meno oppressori che gli stra-nieri: tutti poi cercavano nell’oscurità e nelsilenzio la sicurezza dalla gelosia o dall’a-vidità della Spagna . E non v’ha dubbioche la Corte di Madrid meditava di trar-re a sè il dominio di tutta quanta l'Italia :nè delle potenze di questa provincia sidava oramai gran pensiero : ma avea l’oc-chio alla Francia , la quale anch’essa (co-me nel secolo precedente ) agognava aquesto possedimento.
«In Francia regnava allora Luigi XIII succeduto nel 1610 ad Enrico IV ; manel vero poi il cardinale Richelieu , sottonome di ministro, padroneggiava ognicosa. Costui, dopo avere sollevata la pos-sanza reale sulla depressa autorità de’Vas-salli e de’ Parlamenti, e dopo avere pro-strata la fazione degli Ugonotti , atten-deva ad umiliare la Spagna , o piuttostola Casa che regnando a Vienna e a Ma-drid avviavasi fin d’allora a non misura-bil potenza. E questa intenzione si fecemanifesta in Italia nel 1626, allorché perla morte di Vincenzo II Gonzaga ducadi Mantova , parecchj contendenti se nedisputarono la successione. — La Casadi Savoia voleva che il Monferrato (con-ceduto da Carlo Quinto ai Gonzaga dacirca un secolo) dovesse ora devolversi.»lei. Carlo Gonzaga duca di Nevers pre-tendeva che tutta intiera l’eredità di
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