quelle foci trovatisi tra il 44° 5 9' ed il45 ° i 5 ' di lat., e fra il io 0 6 ' ed il io 012' di long. Le acque che affluiscono inquesto fiume sono di due qualità: quelledella sinistra sono di fiumi, perchè scen-dono dalle Alpi , ove sono mantenuti pe-renni dalle ghiacciaje che colano conti-nuamente; quindi portano acque in ab-bondanza e quasi sempre chiare e lim-pide: quelle della destra non apparten-gono che a torrenti, perchè scaricatisidall* Apennino , catena di montagnedi second’ ordine, la quale manda lesue acque rapidamente quando cadonole piogge o quando si sciolgono le nevi ;esclusi alcuni pochi, asciugansi nell’e-stiva stagione, e nei tempi piovosi por-tano acque torbide, cariche di ghiaje eciottoli, i quali sensibilmente innalzanoil letto del fiume, per cui esso minacciadi devastare la Padana valle con una ge-nerale inondazione in tutta la sua bassaparte. I principali affluenti alla spondasinistra sono il Chisone superiormente aPancalieri, il Sangone quasi di controa Moncalieri, la Dora-ripense presso To-rino , quindi la Stura, il Malone e l’Orcotra quella città e Chivasso; la Dora-balteaquasi in faccia a Venia,’ la Sesia 8 migliasuperiormente a Valenza; quindi l’Ago-gna, il Ticino, l’Olona ed il Lambro su-periormente a Pavia . L’Adda vi afflui-sce tra quella città e Cremona ; indi l’Ol-^lio a Borgoforte ed il Mincio a Gover-nolo. Le acque di questi fiumi, alcunidei quali sono navigabili, sono limpidie buone a beversi; non così quelle cheVl fluiscono alla sponda destra, le qualilm te, come si disse, precipitose scendonodall’Apennino, e quindi debbonsi chia-mare torrenti, benché alcuni abbiano unlun So corso, e, come il Tanaro , copiosi
sieno d’acque; nessuno però è navigabile,eccettuato il Panaro per alcune miglia.
I principali di essi sono il Vraita, il Mai-ra , il Tanaro , dopo essersi ingrossatocolle acque della Stura, del Borbo, delBelbo , della Bormida e dell’Orba; quindila Scrivia , la Staffora, la Trebbia , laNura, la Larda, il Taro, la Parma, laLenza, il Crostolo, la Secchia ed il Panaro.Gli altri fiumi e torrenti della bassaVaipadana, come il Reno, la Savena, ri-dice, il Senio ed il Santerno, furono invero sviati dalPaffluire in Po , ma ciònon ostante, tanta è l’abbondanza delleacque di questo reai fiume, che necessi-tano ingenti spese e cure incessanti, ondetenerlo rinserrato fra robusti argini, poi-ché l’altezza a cui giungono le sue pienesuperiormente al livello delle estesissimecampagne in cui scorre, ci convincono,che un mezzo secolo di negligenza lesommergerebbe quasi interamente. Que-sto terribile fiume continuamente minac-cia di sciogliersi dalle catene, nelle quali
10 strinse la mano dell’ uomo. Il marecambia di spiaggia, come i fiumi mutanoalveo in proporzione della massa delleloro acque, e benché il primo non facciache un passo in dieci secoli, pure quelpasso produce cento fisiche rivoluzionisopra il globo. Maggiormente possenteperò è l’azione delle acque dei grandifiumi perla facilità che hanno di mutare
11 loro corso. Ciò nulladimeno la manopossente dell’ uomo industrioso opposealla forte azione delle acque la reazionedella propria perspicacia. A Villafranca,2 5 miglia superiormente a Torino , sicomincia a navigare questo fiume conpicciole barche, oppure con zattere. Dallametropoli del Piemonte sino all’Adriatico si naviga con barche di oltre 60 mila chi»