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Questi palazzi e queste logge, or colleD’ostro, di marmo c di figure elette,l'ur poche e basse case insieme accollo,
Diserti lidi c povere isoletle :
Ma genti ardile, d’ogni vizio sciolte,
premeano il mar con picciolc barchelle,
Che qui non per domar provincie molte,
Ma fuggir servitù s’ eran ristrette.
Non era ambizion ne’petti loro 5
Ma’l mentire abborrian più che la morte,
Nè vi regnava ingorda sete d’oro.
Se’l Ciel v ha dato più beata sorte, •
Non sian quelle virtù che tanto onoro,
Da le nove ricchezze oppresse e morte.
Con questo sonetto, dettato, a dir cosi,da profetico spirito, 11 fiorentino Giovannidella Casa , trecento anni fa, cantava diVenezia, reina dell’Adriatico allora, glo-riosa in Europa, potente in Italia , riveritain tutto il Levante, mentre egli stessovenivale ambasciatore di Paolo III perindurla a collegarsi con quell’italiano Pon-tefice e con Enrico II re di Francia a’danni dell’ imperator Carlo V.
Nè solamente i poeti italiani antichi,ina anche i poeti stranieri moderni hannofatto argomento de’loro canti Venezia ,quelli intuonando l’inno trionfale, questila mesta elegia.
Lord Byron la paragona ad una Cibelede'mari, uscente dall’Oceano colla suatiara d'orgogliose torri, maestosa nel suoportamento come la Diva delle acque, edecoro genii. (*) «Un di le sue figlie,
(*) Childe-Harold’s pilgrimage. 4. 2.
prosegue il Bardo scozzese, avevano perdote le spoglie delle nazioni, e P inesau-ribile Oriente versava nel seno di lei lasplendida piova de’suoi tesori. Rivestitadi porpora, ella invitava a’suoi banchettii Re, superbi d’un tal favore, che pareva
far più spiccare la lor dignità. Gli
antichi tempi di Venezia più non sono .•ma ride ancora la sua bellezza : Cadonogl’ imperj, rovinano i monumenti dellearti : ma la natura non muore ». — Ve-nezia che ad abbellire concorsero a gara1’ opera di Dio e quella dell’ uomo, (*)quantunque appaja or dagl'ingrati mor-tali obbliata, sarà sempre per la bellezzadel suo cielo, la splendidezza del suo oriz-zonte, la maestà del suo aspetto, e la su-blime possanza delle sue ricordanze lacittà più incantevole dell’universo.
Venezia , famosa repubblica, trae l'o-rigine, e ancora la libertà da un tempoanteriore al medio evo. Alcuni abitatori
servito a un dipresso della stessa immagine : Quisfìt uL qui superne urbem contcmpletur , turrilamtelluris iniaginem medio oceano fìguratarn se pu -tet inspicere.
(*) Viderat Adriacis A r enetam Neptunus in undisStare Urbem, et luto ponerc jura mari,
I nunc, Tarpejas quantumvis, Jnpiter, arcesObjice et il tatui maenia Marti» ait.
Si Tibrim Pelago praefers, Urbem aspicc utramque :Ulam hoinines dices, Lane postasse Deos.
SANAZZARO,