REGNO LOMBARDO-VENETO
reale, mentre guidava un cocchio, cam-minando in riva al Po , dai cavalli fu ro-vesciato in quelle acque. I Romani moltotardi conobbero l’intero corso di questofiume; non fu che nel 324 av * l’ e * c ^ elo varcarono per debellare i Galli abi-tanti nella Transpadana, cioè alla sinistrariva. Nella seconda guerra Punica fuvar-cato da Annibaie poco superiormente aPavia , mentre Scipione, dopo essere statosconfìtto tra PAgogna ed il Ticino , lotraghettava a Beigioioso alcuni giorniprima della battaglia in riva alla Trebbia .Più d’ una volta esso servì a trattenerenumerosi eserciti di oltramontane nazionie fu testimone di sanguinosissimi con-flitti. » —.
Rovigo a cui si viene, come abbiamdetto, trapassando da Ferrara a Venezia per la via di terra, è distante 24 migliadalla prima di queste città e sedici leghedalla seconda. Essa è città cinta di muradel medio evo, e dentro ben fabbricata,è centro di gran commercio di grani.Ha una bella piazza, qualche chiesa ele-gante e con buoni dipinti, due teatri, lapregevole accademia de’Concordi, laricca biblioteca de’ conti Silvestri corre-data di un museo di antichità etrusche eromane. Le si attribuiscono 7000 abi-tatori. Nella provincia di cui Rovigo èla capitale, siede l’antichissima città diAdria che diede il suo nome al mareAdriatico il quale ora n’è discosto moltemiglia ed altre volte ivi aveva il suo in-timo seno. Essa vanta antichità di tre pe-riodi assai diversi : cioè etrusche, romanee del medio evo. De’suoi ruderi etruschi0 romani è formato il suo museo Bor-chiano. Il Po e l’Adige, tra cui giace, l’in*flondaron più volte. Fu patria d’uominiillustri ; la sua sede vescovile, ora suffra-
ganea di Venezia , è cospicua per anti-chità, e per santi e dotti prelati.
Monselice, borgo cinto di mura mer-late, è distante 4 leghe e '/♦ da Rovigo ,
4 leghe e ’/4 da Padova . Al suo nordeslesorge la rocca di Monselice, distinta daglialtri Euganei. Questi colli Euganei cheil viaggiatore mira sorgere alla sua sini-stra , venendo da Monselice a Padova ,sono monticelli assai deliziosi che s’ in-nalzano nel mezzo d’una pianura, e sidirizzano per 4 leghe dal N. O. al S. E.tra il Bacchigliene, il canale di Monse-lice e quello del Bisato che li parte daimonti Berici. Non s’ alzano molto, e ilVenda, sommo lor giogo, appena si leva3oo piedi dal livello del mare. Puro n’èl’aere, ridente l’aspetto; sono oleiferi, viti-feri, fruttiferi, pieni d’ottimi pascoli: nonso che di poetico è associato al lor nome.
E sopra questi colli Euganei, in Ar-quà uno de’ suoi villaggi, veniva a cer-care la quiete nel tramonto della vita,e la tomba, ultimo asilo, il più gentilede’ nostri poeti Francesco Petrarca .
Il Petrarca si ritrasse in Arquà l’an-no 13^0 subito dopo il suo ritorno daRoma , dove non potè essere presentatoad Urbano V ; e quinci più non uscì senon all’occasione del viaggio che fece aVenezia ccn Francesco Novello da Car-rara . Negli ultimi quattro mesi che pre-cedettero la sua morte ei fu preso da uncontinuo languore ed al mattino del igluglio del x 3^4f u trovato sur una seggioladella sua biblioteca colla testa appoggiatasur un libro. Si conserva ancora quellaseggiola fra le preziose reliquie d’Arquà ;e giova il dirlo che fra i monumenti es-posti dall’avara speculazione all’ammira-zione degli uomini, è forse il più au-tentico.