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Il villaggio d’Arquà è assiso lungi do-dici miglia da Padova , e tre alP incircadalla gran via di Rovigo nel mezzo deicolli Euganei. Dopo venti minuti di cam-mino lungo smaltati prati, e ricoperti diarboscelli, s’incontra un laghetto azzurro,limpido e non poco alto ; si giunge quin-di alle falde della catena di piccioli colliadorni di vigneti, e di vivaj, entro i qualisi distinguono i melagrani, gli abeti edogni sorta d’arbori fruttiferi. Dal puntoin cui s’ abbandona la sponda del lago,la via mette serpeggiando fra colline ; etosto si scorge la chiesa d’Acqua pressoil sito dove la catena de’colli viene ad untratto interrotta^ il villaggio occupasiffatto spazio, e pare confinato dai duelati dai colli. Le case sono sparpagliateper le roccie, e quella del Petrarca ( Tav .208 ) è situata sovra un poggetto alquale si giunge per due salite, e di làdominando la vista s’apre allo sguardouno de J più stupendi orizzonti che im-maginare uom pòssa.
Un atrio, una sala, sei camere di va-ria simmetria, un orto ed un angusto cor-tile compongono tutto il materiale di co*testo ritiro, con altre piccole adiacenze.La porta d’ingresso è rustica ; Patrio èdipinto, e rappresenta i trionfi da lui can-tati. Di fronte vi sta altra porta che gui-da nell’orto e nei colli vicini. Un corri-dore alla sinistra l’adito apre alla cameracosi detta delle visioni, dalla quale sipassa nella sala, il cui fregio dipinto rap-presenta alcuni scherzi mitologici, chehanno relazione ad alcune delle elegantisue pastorali poesie. Questa sala nell’ alasinistra sostenta al di fuori una loggia dacui si esce, e che mediante una scala adangolo retto rivolta nella sua metà, mettenel cortile. Dalla sala stessa si passa in
altra camera, il cui cammino a varj co-lori dipinto coi nomi di diverse nazioni,è un monumento illustre di celebrità.Yeggonsi i seguenti versi scritti sul murodi propria mano dall’ immortale Alfieri :
Prezioso diaspro, agata ed oro
Foran debito pregio, 0 appena degno,
Di rivestir si nobile lavoro 5
Ma no ; tomba fregiar d’uom eh* ebbe regno
Vuoisi, e por gemme ove disdice alloro,
Qui basta il nome di quel divo ingegno.
UiT altra porta finalmente mette inun piccolo gabinetto, dove giace in unanicchia, imbalsamata e difesa al davantida vetri e gratella di rame, la famosagatta che fu sempre sua compagna, e pia-cevole suo trattenimento nelle ore che rav-vivare volea da cure maggiori il suospirito. Si conservano ancora in Arquà il suo sedile , ed un armadio tarlato ecorroso dagli anni. Tali suppellettili sa-rebbero consunte affatto se non fosserostate inchiodate alle pareti, poiché eratroppo universale l’avidità di possederequalsiasi parte di cosa posseduta o toccada questo immenso genio italiano . »
Il corpo di Petrarca è rinchiuso (Tav .208) in un sarcofago di marmo rosso, ele-vato su quattro colonne le quali posanosovra una base assai alta. Questo monu-mento gli fu innalzato da Francesco Bros-sano che sposò una figlia naturale di lui.Esso è molto appariscente, e quattro al-lori, non ha guari tempo piantati, Pom-breggiano. La fontana di Petrarca , chequi ogni cosa porta il nome di lui, prendela sorgente sotto una volta artefatta al-quanto al disotto della chiesa, e sommi-nistra l’acqua a tutta la popolazione. So-pra vi si legge la seguente inscrizione :
Fonti Numon inest; Hospes venerare liqnorem,linde Libens cecinit digna Petrarcha Deis.
Sur una larga tavola assisa in una dellecamere della casa di Petrarca sta posto