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4 (1837) Regno Lombardo-veneto e minori stati vicini / per cura di D. B. [Davide Bertolotti]
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REGNO fcOMBARDQnVENETO g g

Con costante ardore la loro emulazione.

« Non vi fu Governo mai che abbiainspirato a proprii sudditi più rispetto eterrore del veneto . Un infinita schiera dispie, una polizia attivissima e insidiosa ,e soprattutto lidea degl Inquisitori diStato, che quasi potenza invisibile, eranosupposti saper tutto, indovinar tutto, te-neano quel popolo, per la sua leggerezzasimile allateniese , frenato ed obbediente.Le conseguenze duna sola parola impru-dente, dun solo atto sospetto, erano sottogli occhi di tutti: e nel medesimo caffèove pubblicamente ed acremente si poteabiasimare la politica dell Imperatore odel Re di Francia, sarebbe stata folliapericolosa 1 arrischiare un motto di dis-approvazione intorno la condotta dellul-timo magistrato della Repubblica . Selimprudente era straniero, la sua dimorain città non si prolungava per certo oltrele ventiquattr ore ; se cittadino, scompa-riva agli occhi desuoi compatriotti perun tratto di tempo più o meno lungo ; eil suo nome non suonava più che neisegreti sospiri di quelli che gli eranoaffezionati.In tutte le città principalid Italia , per la sfrenatezza popolare, nonera possibile dare pubblici spettacoli chepungessero vivamente la generale curio-sità senza il concorso e lopera di nume-roso satellizio che servisse alla moltitudinedi freno : a Venezia quarantanni addietroquattro soli fanti deglinquisitori collaloro bacchetta nera in mano sostennero efoderarono limmensa folla che ingom-brava tutte le cale circondanti la Piazza,11 che in questa la Repubblica diederi magnifico divertimento della caccia deltoro a Paolo e alla sua Sposa, che viag-giavano per lItalia sotto il nome diC °mi del Nord.

« La vita civile in Venezia fu placidae agiata. Le cose erano ordinate per mo-do che il popolo venisse accarezzato, edabbondassero i piaceri d ogni maniera.Semo a Venezia , era motto popolarefavorito con che sindicava che pienalibertà eravi concessa di fare, in quantoadivertimenti e gozzoviglie, tutto quelloche più tornasse a grado colla maggiorelibertà ed anche licenza. Il commercioera protetto; i Nobili si mescolavanocolle classi tutte della società ; ognunod essi s avea nel popolo clientela più omeno numerosa : trovava così il popoloprotettori costanti e potenti : il che nonlasciava di creare tra le classi diversevincoli di mutua benevolenza ; il giogoera inghirlandato di fiori; e serviva arenderlo men greve labitudine di por-tarlo; la vetustà di questo facealo anziparere venerabile e sacro. Ed in vero niunordinamento aveavi in Europa più an-tico e più cementato per gloriose me-morie e lunga successione di prosperità.Il veneto cittadino, rispettato e ben trat-tato al di fuori, perdonava facilmente aisuoi regoli il giogo delle aristocraticheleggi : laspetto della sua patria fiorente,1 attività del commercio, 1 opulenza etutte le delizie che laccompagnano, era-no compenso per lui delle umiliazionidellinteriore dipendenza.

«In Venezia tutto respira lanticagrandezza ; e come a questa ella fossegiunta, può facilmente comprendersi dal-lo Stato dItalia nel secolo xv, di cui piùdogni altra città partecipò Venezia . Odicome ne parla uno straniero : « LIta­ lia , di cui Venezia fu porto principa-lissimo e centro di commercio, fu nelsecolo xv il paese d Europa il più riccoin manifatture. Tutte le produzioni pri-