REGNO fcOMBARDQnVENETO g g
Con costante ardore la loro emulazione.
« Non vi fu Governo mai che abbiainspirato a’ proprii sudditi più rispetto eterrore del veneto . Un’ infinita schiera dispie, una polizia attivissima e insidiosa ,e soprattutto l’idea degl’ Inquisitori diStato, che quasi potenza invisibile, eranosupposti saper tutto, indovinar tutto, te-neano quel popolo, per la sua leggerezzasimile all’ateniese , frenato ed obbediente.Le conseguenze d’una sola parola impru-dente, d’un solo atto sospetto, erano sottogli occhi di tutti: e nel medesimo caffèove pubblicamente ed acremente si poteabiasimare la politica dell’ Imperatore odel Re di Francia, sarebbe stata folliapericolosa 1’ arrischiare un motto di dis-approvazione intorno la condotta dell’ul-timo magistrato della Repubblica . Sel’imprudente era straniero, la sua dimorain città non si prolungava per certo oltrele ventiquattr’ ore ; se cittadino, scompa-riva agli occhi de’suoi compatriotti perun tratto di tempo più o meno lungo ; eil suo nome non suonava più che neisegreti sospiri di quelli che gli eranoaffezionati. —In tutte le città principalid Italia , per la sfrenatezza popolare, nonera possibile dare pubblici spettacoli chepungessero vivamente la generale curio-sità senza il concorso e l’opera di nume-roso satellizio che servisse alla moltitudinedi freno : a Venezia quarantanni addietroquattro soli fanti degl’inquisitori collaloro bacchetta nera in mano sostennero efoderarono l’immensa folla che ingom-brava tutte le cale circondanti la Piazza,11 dì che in questa la Repubblica diederi magnifico divertimento della caccia deltoro a Paolo e alla sua Sposa, che viag-giavano per l’Italia sotto il nome diC °mi del Nord.
« La vita civile in Venezia fu placidae agiata. Le cose erano ordinate per mo-do che il popolo venisse accarezzato, edabbondassero i piaceri d’ ogni maniera.Semo a Venezia , era motto popolarefavorito con che s’indicava che pienalibertà eravi concessa di fare, in quantoa’divertimenti e gozzoviglie, tutto quelloche più tornasse a grado colla maggiorelibertà ed anche licenza. Il commercioera protetto; i Nobili si mescolavanocolle classi tutte della società ; ognunod’ essi s’ avea nel popolo clientela più omeno numerosa : trovava così il popoloprotettori costanti e potenti : il che nonlasciava di creare tra le classi diversevincoli di mutua benevolenza ; il giogoera inghirlandato di fiori; e serviva arenderlo men greve l’abitudine di por-tarlo; la vetustà di questo facealo anziparere venerabile e sacro. Ed in vero niunordinamento aveavi in Europa più an-tico e più cementato per gloriose me-morie e lunga successione di prosperità.Il veneto cittadino, rispettato e ben trat-tato al di fuori, perdonava facilmente aisuoi regoli il giogo delle aristocraticheleggi : l’aspetto della sua patria fiorente,1’ attività del commercio, 1’ opulenza etutte le delizie che l’accompagnano, era-no compenso per lui delle umiliazionidell’interiore dipendenza.
«In Venezia tutto respira l’anticagrandezza ; e come a questa ella fossegiunta, può facilmente comprendersi dal-lo Stato d’Italia nel secolo xv, di cui piùd’ogni altra città partecipò Venezia . Odicome ne parla uno straniero : — « L’Ita lia , di cui Venezia fu porto principa-lissimo e centro di commercio, fu nelsecolo xv il paese d’ Europa il più riccoin manifatture. Tutte le produzioni pri-