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4 (1837) Regno Lombardo-veneto e minori stati vicini / per cura di D. B. [Davide Bertolotti]
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REGNO LOMBARDO-VENETO

cali. Quanti diverso questo agiato emolle vivere de’Veneziani da quello degliabitatori d’altra qualsiasi capitale! Là èun succedersi di visi serii, un affaccen-darsi, un correre tra ’l fango e la folla ;qui un muoversi lento, un canterellarcontinuo per via, uno sdrajarsi ad ognicento passi sul lastricato liscio e tepidodelle rive e de’ ponti. Questa plebe cbeogni dì vien recando entro un cesto allacittà tutto il suo capitai di commercio,di qual prontezza di spirito, di quantaletizia faceta non è ella dotata! — Quàfiorii (grida a sera il pescatore già fattorauco dal gridar dell’ intero giorno); meresta el megio: lo go tegnù perche soche i galantomeni i disila tardi .— Quàsiorinel Un occiada al hi saio-, una perzonta al pescaor. —Il venditor d’acquafa ancli’esso il brioso. — Acqua frescae tenera!. —E il traghettante. — Siorandemioa Trieste ? Vare una gondolache no ga paura de burrasche, e Ungondolier capace de remar dritto sinoa Costantinopoli !.

• • * • • La Sagra del Redentore

è una delle piu splendide di Venezia . Lapalladiana facciata del tempio viene inquel dì decorata con gran ghirlande difiori, e festoni di frutti. Un ponte di bat-telli è gettato sul braccio di mare deno-minato Canal della Giudecca: la riva dell’isola è coverta delle botteghe de’ pasti-meri di frittole: e scorgi là intorno di-menarsi in mezzo alle fiamme ed al fumo,i guatteri cbe ti pajon grotteschi demo-lii. Capital peccato de’ Veneziani è laghiottoneria; ma una ghiottoneria chiac-cherona e viva, che non ha nulla di co-mune colla pesante laboriosa digestionedegli inglesi edei tedeschi: il vino moscato

d’Istria a sei soldi la boccia è generatored’un’ebbrezza espansiva e scherzosa. —«Le barche cbe scorrono pel canale, mo-strami luminose per infiniti palloni dicarta a colori entro cui ardono candele;qua fasciano e coronano elegante bal-dacchino colle lor file rabescate; là informa di vasi alabastrini son distribuitiintorno a’ padiglioni di mussolina, perentro al quale scovri senza fatica brillarcerei, scintillar argenterie, seder commen-dali; mentre sovra le ardenti bragie d’unfornello in poppa, il qual somiglia a grecotripode, gondoliere mascherato getta apiene mani una polvere che sprizza infiamme rosso ed in azzurre scintille.

Passa la gondola entro cui cena la po-vera famiglia del pescatore, bella aneli’essa de’ suoi quattro fanali che dondo-lano sulle teste avvinazzate; i garzoniremano, e mangiano alternamente : ilpadre parla latino ; chè il latin de’ gondo-lieri è zibaldon di riboboli spesso spiri-tosi, sempre grotteschi; i fanciulli si sonaddormentati sulle panche; i cani abba-iano e si provocano in passarsi presso.

cc Piacente, e proprio repubblicano, ène’ veneti costumi l’assenza d’ogni boriane’ ricchi, d’ogni abbiettezza ne’ poveri.Non è pubblica festa, comune letizia, chenon raduni tutte le classi senza distin-zione, senza privilegi, senza antipatia. Ilpopolo però che vuol ridersi di tutto nonrisparmia le sferzate alla nobilià senzaquattrini con quella sua maschera favoritaàeWillustrissimo, che in parrucca enor-me, abito ricamato alla francese , spadaal fianco, calzoni sdrusciti, calze bucate,fibbie di stagno, si fa a quanti incontraproferito!’ largo, infaticabile de’ suoi da-nari, della sua protezione, del suo palazzo;ell’è maschera diventata classica a paro