PARTE PRIMA
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diede in tutte le Belle Arti . Questa Regione si vide fecon-da di Artisti, come una volta di Eroi, senza aver nè Mes sico , nè Indie.
La rivoluzion fu ben pronta, malgrado i pregiudizi, e gliostacoli dà sormontarsi. Tanto la vera bellezza ha d’impe-ro sopra i nostri sensi. La buona Architettura procurò sta-bilirsi in Francia , per far brillare il secolo di Luigi XIV .Eresse alcune moli nella Spagna : si è vendicata nella Ger mania de’ suoi pretesi torti : e scorsa fino a Pietroburg, con-vertendo i marassi, e la boscaglie, in sontuosi edilìzi, e indelizie: ha adornata la Svezia , la Danimarca , le Fiandre , edha fissato il piede nell’Inghilterra: ed a guisa del mare, chese perde da una parte, acquista altrove, ella ha acquistatoal Nort piò che non ha perduto nell’Asia , nell’Egitto ,
nella Grecia , ove da tanti secoli le Scienze, e le Arti so-
no perite senza apparenza, nemmen remota, di risorsa. LeArti, e le Scienze fanno il giro del Mondo. Allignanoda per tutto , anche nel Dispotismo , come si è vedutonel Dispotismo Romano, e come si vede ancora in più con-trade .
Ma rimettendosi così la bella Architettura, ci han volu-to due secoli di tentativi, e di sforzi prima di giungere a
rimettersi in quel punto, in cui ella fioriva nel tempo di
Augusto . Rimane adesso di far quello che doveva farsi allo-ra dopo Vitruvio, cioè depurarla de’ suoi difetti, e portarlas’è possibile alla perfezione. Ma siamo noi in questo felicecaso l Sembra di sì, non ostante il grido universale controla pratica dell’Arte attualmente in decadenza. Si potrebbe pe-rò proporre, se sia maggior la distanza della ignoranza in-tera di un’Arte alla sua scoperta, o dalla sua scoperta allasua ultima perfezione. Problema difficile da risolversi con e-sattezza. La scoperta è quasi sempre l’effetto d’un azzardofelice combinato co’talenti più perspicaci. L’ultimo puntodi petfezione, cui una scoperta possa giungere, ci è quasisempre ignoto. Il progresso, e il miglioramento dipendoneanche dall’azzardo, e da una serie di teste sublimi, chesuccedano agl’inventori, che valutinole invenzioni per quel-lo che realmente sono, e che senza stupefarsi all’ammira-zione, ed all’ imitazione, sappiano veder sempre più lungi,