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Da essi, eoi metodi già esposti, ho dedotte le distanzedei centri del sole e della luna negl’ istanti del principioe del fine deH’ecclisse, svolgendo le quantità piccolissimea e ‘3, e trascurandone le potenze dopo la prima. Egua-gliando poi queste distanze alla somma dei semidiametri, siebbero pei luoghi sopra registrali le seguenti equazioni:
Principio dell' ecclisse.
4900,8 — 0,036 — 0,999 X = 4949'6 4- d4- d
4888.6 — 0,029 [3 — 1,000 X = 4949,6 4- d 4- à
4910.7 — 0,009/? — 1,000X= 1949,4 4-d4-<?
4908,2 — 0,008 [3 — 4,000X = 4949,4 4-d4-d
4 899,8 - 0,031 p — 4,000 X = 1918,0 + d 4- d
.1906,4 — 0,004 jS — 4,000 X = 4919,4 + d 4- ù
4 902,5 4- 0,024 /3 — 4,000 X = 4 94 9,5 4- d d
/•'ine deli’ecclisse.
4926'2 4 - 0,009 £ 4 - 4,000 X = 4944'9 4 -d4-d .
4 940,6 4 - 0,016 4 - 4,000 X = 194 5,0 + d 4- d
1925,3 4 - 0,030 [3 4 - 4,000 X= 4914,4 4-d4- 9
4 928,7 4 - 0,033 £ 4 - 0,999 X = 194 4,3 4- d4- 3
1928,1 —0,014 0 4 - 1,000 X== 1913,6 4 -d 4 -d’
4928.5 4 - 0,044 /S 4 - 0,999 X = 194 4,6 4-d4- 8
4927.6 4 - 0,070 jS 4- 0,998 X=1915,44-d4-<?
E qui ci conviene avvertire essersi da noi supposto chenell’osservazione della fine dell’ecclisse fatta a Venezia siascorso l’errore d’un intero minuto primo.
Alla stessa foggia si potrebbero comporre le equazionidi condizione relative al cominciamento ed al termine del-l’oscurità totale; ma poiché si vede che la correzione X ri-sulterà alquanto considerabile, e quindi non potrà ritenersicome piccolissima a fronte della distanza de’centri, che