scoperto poca parie del disco del sole, le ombre di corpirotondi, e in particolare quelle delle foglie degli alberi,appajono falcate. Leggo nella relazione del professore diVenezia , che un tal fatto si manifestò anche questa voltain maniera cospicua. Io invece debbo dichiarare che viposi una particolare attenzione, avendo fatti piantare interra nel luogo ove io era varj rami portanti foglie di di-verse forme, e che non giunsi a riconoscere alcun cam-biamento nei contorni delle ómbre ordinarie. Anche il si-gnor professore Wùllerstorff, che osservò alla Specola dellaR. Marina in Venezia , ci fa sapere nel suo articolo che leombre degli oggetti terrestri erano nere e precise.
Convengono i più dei relatori nell’asserire che in vici-nanza dell’ eeclisse totale la tinta generale presa dagli og-getti era verdognola, con una degradazione, chi dice versoil croceo, chi dice verso il violetto. Di qui lo squallore chesi dipinse sulla faccia delle cose : i colori stessi più vividiapparivano sbiaditi: i visi degli uomini, come fossero itte-rici. Per meglio esprimere la singolarità di quella tinta, ilrelator di Cremona dice che gli oggetti sembravano illu-minati da una fiamma del così detto fuoco del Bengala ; eil professore Veladini di Brescia , dalla fiamma dello spiritodi vino. Potrei notare altri giudizj intorno a quella luce,fra loro alquanto discordanti. Il summenzionato fisico fran cese , dove parla di questa tinta particolare presa dagli og-getti, dice poter provenire da raggi elementari misti ve-ramente alla luce bianca mandata dal sole, ma lascia scor-gere la possibilità di cause modificatrici, principalmenteavuto riguardo alla varietà delle posizioni. Non potendonoi discredere l’apparenza della luce verdastra, di cuifummo testimonj oculari, ricorreremo alle cause seconda-rie sopraccennate per dar ragione di qualche anomalia.
Resta a dire del colore che presero le nuvole in queiluoghi ove ve n'erano: leggo in un articolo di Venezia che fu verdastro o violaceo oscuro, e che soltanto lo nubi